Di abbandono e randagismo si parla spesso, solitamente nei periodi che precedono le prime vacanze estive. Si moltiplicano gli appelli, ci si affida alla sensibilità ed al senso civico dei cittadini, agitando anche lo spauracchio della legge che punisce l’abbandono di animali, ma pur riconoscendo che tante risorse sono state messe in campo, il fenomeno in Italia è purtroppo in crescita.

Abbandono e randagismo: dati inaccettabili

Il numero degli animali abbandonati in Italia non è infatti da Paese civile. Ma quanti sono esattamente?
Circa 700mila, anche se la stima è approssimativa, che rischiano di morire di fame, maltrattamenti, sevizie o incidenti e solo nel 2014 sono stati registrati 97.859 ingressi in canile. Cani e gatti che vagano per strada mettendo seriamente a rischio l’incolumità degli automobilisti tanto che ogni anno sono circa 4000 gli incidenti di questo tipo, a cui si deve aggiungere il sommerso. Persone che non denunciano l’accaduto, per paura di essere sanzionate non avendo ottemperato alla legge sul soccorso all’animale ferito.
Il randagismo che si genera con l’abbandono, anche da parte di allevamenti amatoriali o negozi che non riescono a dare via la propria merce, genera inoltre l’inselvatichimento degli animali, che per quel poco che riescono a sopravvivere a stenti, malattie e incidenti possono divenire pericolosi per gli essere umani, per il bestiame e danneggiare l’ agricoltura.
Ai dati del 2011, che nel sito del Ministero della Sanità da allora non sono stati piu aggiornati, in Italia esistono 915 strutture adibite a canile, sia sanitario che rifugio, le quali ospitano circa 200mila animali, recuperati spesso da Enpa, Lav, Oipa, altre Associazioni e soprattutto volontari di strada, che a volte hanno ricoveri improvvisati o che addirittura riempiono le proprie case di randagi raccolti con la speranza, dopo un periodo di stallo, di trovare loro una buona adozione.
Ma ci sono anche numeri che raccontano di costi: l’abbandono di un cane nel nostro Paese pesa sulla spesa pubblica dai 500 ai 1500 euro l’anno per il suo ricovero. Soldi dei contribuenti sborsati dalle Regioni per le aziende sanitarie locali, che si fanno carico della gestione sanitaria e veterinaria legata al randagismo, e dai Comuni per gli appalti ai canili rifugio, realtà che spesso sono troppo poco soggette a controlli da parte delle autorità competenti. Un vero business per alcune “associazioni deviate” che non curano il benessere del cane e non ne favoriscono l’adozione, per continuare a godere di un consistente flusso di denaro pubblico.

Abbandono e randagismo: c’è chi fa del male e c’è chi fa del bene e di questi tanti sono sconosciuti

Le origini del fenomeno dell’abbandono e del randagismo sono culturali ed economiche, ma non per questo possono essere giustificate. Le regioni più oppresse da questa piaga sono il Lazio, soprattutto nella zona sud, la Sicilia, la Puglia, la Campania, la Sardegna. E’ qui che si riscontra anche il più alto numero di maltrattamenti, sevizie e purtroppo violenze sessuali sugli animali.
Cani e gatti sottoposti a vere torture, buttati in pozzi, mutilati, bruciati, presi a bastonate, strangolati, impiccati e corrosi con l’acido. E le prove sono incontrovertibili. Basta iscriversi ad uno dei tutti gruppi di volontari animalisti del Sud, presenti su Social come Facebook, per vedere vere e proprie gallerie dell’orrore, che ogni giorno si cerca di documentare e denunciare.
Una violenza tipica di luoghi dove regna il degrado ed a volte sopravvive anche l’aspetto più crudo e feroce della cultura contadina, accompagnato dalla totale mancanza di rispetto verso la vita.  Ma i dati evidenziano anche altre tra le motivazioni che determinano l’abbandono di un cane: la mancanza di tempo, carenza di denaro, difficoltà a gestirlo in casa, nascita di un bambino e cambio di abitazione.
Ma in questi mondi dove le parole sensibilità e compassione sembrano sconosciute si muovono onesti, instancabili e spesso invisibili piccoli eserciti di volontari, con pochi mezzi e tante motivazioni, che recuperano e curano cani, gatti, a volte anche altri animali, promuovendone poi l’adozione, nel faticoso tentativo di arginare la piaga dell’abbandono e  successivo randagismo.
Questi “operatori del benessere animale” sono solitamente organizzati  sul territorio in gruppi e grazie alla rete interagiscono promuovendo i casi dei loro sfortunati protetti al pubblico dei Social. Ma per arginare l’abbandono e il randagismo questo può bastare? Assolutamente no. E’ per questo motivo che Media, Associazioni e  volontari, a volte in collaborazione con Istituzioni e Comuni, promuovono campagne di sensibilizzazione su questo penoso tema.
Da anni inoltre gli animali recuperati vengono registrati attraverso l’inserimento del microchip canino a cui segue la  sterilizzazione, in alcuni casi a carico dell’adottante, al fine di evitare spiacevoli recidivanti che andrebbero nuovamente ingrossare i numeri dell’abbandono e randagismo.
Alcune Associazioni di Volontariato al fine di accelerare le adozioni, si sono specializzate nel recupero di specifiche razze canine, tanto che sui social si possono trovare vari tipi di Rescue. Sono organizzazioni che si sostengono attraverso donazioni, l’aiuto di coscienziosi veterinari, educatori cinofili e la collaborazione degli iscritti.
E’ questo il caso dei Cocker’s Angel Rescue Italia che da anni lavorano su tutto il territorio nazionale per ricollocare Cocker rifiutati da precedenti famiglie o trovati abbandonati. Nato come un gruppo di volontari, grazie alla grande sensibilità animalista  di Francesca Azzurra Falconi – oggi impegnata anche nel sostenere il gruppo FB di “Zampette Ciociare”- si è trasformato con successo in un’ Associazione guidata dal Presidente Ignazio Mirto, siciliano doc, che da sempre denuncia la mancanza di collaborazione con le Scuole, luoghi da cui dovrebbe partire il processo di cambiamento di mentalità nel rapporto con gli animali. Il Cocker’s Angel Rescue  ha già recuperato e ricollocato 450 animali e testimonia che anche i cani di razza, profumatamente pagati, non sono indenni dalla triste pratica dell’abbandono e del randagismo.
A tal proposito è divenuta virale ed emblematica la recente storia di Palla, una cucciolona di razza pitbull, trovata in Sardegna. Abbandonata da piccola con un legaccio al collo, che crescendo l’ha quasi decapitata, Palla ha sviluppato anche una gravissima malformazione alla testa che le è cresciuta fuori misura. Recuperata in pessime condizioni è stata trasportata  alla Clinica Due Mari di Oristano, dove i veterinari l’ hanno amorevolmente curata e sono state 90.000, ad oggi, le richieste di adozione.
L’ abbandono e il randagismo sono fenomeni che andrebbero inibiti sul nascere, non solo grazie ad una politica più virtuosa e attenta ai diritti degli animali, che punisca con pene più severe i trasgressori e dissuada a speculare su di loro, ma anche con educazione che per prima viene impartita in famiglia.
Un cane è una innanzitutto il soggetto di una relazione affettiva e per questo va  amato, curato e custodito. Potrebbe fare letteratura la storia di qualche giorno di una famiglia campana rimasta coinvolta in un incidente automobilistico con un cucciolo. Scesi a controllare i danni si sono accorti che l’animale agonizzante era il loro. Lo avevano abbandonato da pochi mesi molto lontano da casa e dove lui stava tentando, confuso e disorientato, di tornare.  Un aforisma anonimo recita: “abbandonare un animale è un gesto che sporca le mani, ma soprattutto l’anima” e andrebbe fatto imparare a memoria nelle scuole. Bisognerebbe partire da lì.

Fonti:http://blog.rodigarganico.info/2015/attualita/cani-abbandonati-in-estate-maglia-nera-alla-puglia/

http://trovalazampa.corriere.it/rubrica/articolo/palla-storia-di-un-cane-salvato-dalla-cattiveria-umana-parte-2

 

 

 

Pin It