L’agricoltura, mai come oggi, vive un momento di massima attenzione da parte dei consumatori, media, enti, istituzioni e naturalmente multinazionali. Questo rinnovato interesse per le politiche agricole e’ senza dubbio determinato dai grandi cambiamenti climatici, la crescita della popolazione mondiale e l’allungarsi della vita media, tanto che si parla sempre più di agricoltura sostenibile in grado di fornire cibo di qualità per tutti, che sia rispettosa dell’ambiente, limiti l’inquinamento e non depauperi le limitate risorse del Pianeta.
Sull’onda di questa tendenza già da anni si sta sviluppando un’agricoltura di precisione con il supporto di nuove tecnologie  ed informatica , finalizzata alla massimizzazione della resa agricola, ma anche alla riduzione dell’uso indiscriminato di prodotti chimici fitosanitari, ossia antiparassitari, pesticidi e fertilizzanti.

L’ agricoltura: sensori e droni che sorvegliano le nostre campagne

Malgrado l’Italia non sia tra i paesi leader di queste nuove tecniche di agricoltura, qualcosa inizia a muoversi e già da anni si stanno impiegando queste metodologie per la coltivazione di vigneti, noccioleti, cereali, pomodori e risaie.
Ma come funziona esattamente questo nuovo tipo di agricoltura?
Al fine di aumentare la produttività dei terreni ed abbattere i costi, si applica un sistema integrato di tecnologia informatica che ne ottimizza la resa.
Droni, satelliti GPS, stazioni metereologiche, sensori geoelettrici e radiometrici registrano informazioni sulle aree coltive, fino a scannerizzare la singola pianta, monitorando le proprietà fisiche del suolo, la produzione, l’irrigazione, il contenuto e la distribuzione di fertilizzanti, la presenza e grado di infestanti e parassiti, lo stato della coltura e non per ultimo controllo della navigazione delle macchine agricole in campo.
L’ utilizzo di droni in agricoltura, chiamati agridroni, dotati di speciali telecamere multispettrali, permettono di controllare superfici anche molto estese, rilevando addirittura l’inizio di micosi o situazioni di stress, che potrebbero danneggiare la produzione.
In agricoltura il controllo di queste variabili si traduce in un raccolto più abbondante, con grande riduzione dei costi e gli agricoltori, attraverso l’uso integrato degli strumenti digitali, possono rendere più competitive le loro aziende agricole.
Purtroppo i costi di questi processi innovativi e dei nuovi dispositivi high tech non sono irrisori e sono difficili da ammortizzare, soprattutto da parte dei piccoli coltivatori che lavorano in proprietà frammentate.
Oggi però l’agricoltura di precisione resta il sogno di quasi tutti gli imprenditori agricoli, anche perché i dati raccolti possono essere comunicati ai trattori, che servendosi a loro volta del gps possono ottimizzare la semina, distribuire più o meno concime o capillarizzare l’uso di pesticidi in una zona rispetto ad un’altra.
Sul mercato delle macchine agricole, inoltre, si stanno affacciando veicoli sempre più di precisione: basti pensare alle vendemmiatrici a rateo variabile, che sono in grado di selezionare l’uva migliore mettendola in un cassone separato o i trattori in grado di operare potature differenziate sulla base ai dati raccolti, sapendo diligentemente dove è necessario tagliare.

L’agricoltura che ci aspetta è fantascienza

Secondo gli studiosi la costante crescita demografica e i cambiamenti climatici porteranno ad una diminuzione degli spazi agricoli coltivabili . Per far fronte agli approvvigionamenti urbani di prodotti agricoli si stanno sperimentando quindi le “vertical farm”, delle vere e proprie fattorie verticali, che richiedono meno spazio e possono essere impiegate per colture tipo pomodori e lattuga, piante che verrebbero inserite in vasche idroponiche con acqua e sostanze nutritive. La crescita sarebbe garantita non da luce solare, ma illuminazione a LED, che riproduce le condizioni naturali e la fotosintesi clorofilliana, e un software di gestione ne garantirebbe la corretta coltura. Qualcuno ipotizza inoltre, che nel 2050 l’agricoltura sarà praticata solo dai robot. Addio quindi alla evocativa immagine del contadino chino sui campi o a bordo di sgangherati trattori. Il futuro sarà dei farmbots, gli agricoltori robots, in grado di sollevare l’uomo da qualsiasi fatica e manualità’ , ma ne siamo veramente convinti? Per ora quel che è certo è un dato inquietante: se continuiamo così, per sfamare un pianeta ce ne vorranno altri due…conviene rileggere la Carta di Milano e riflettere.

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