Se non lo si prova almeno una volta è qualcosa di difficilmente comprensibile. Eppure gli attacchi di panico fanno parte della vita di ben 10 milioni di Italiani. Ad esserne più colpite sono le donne, ma aumentano i casi anche tra la popolazione maschile. Stress prolungati, separazioni, lutti, abbandoni, perdita del lavoro favoriscono la comparsa di questa patologia, che se non trattata adeguatamente influisce in modo assai penalizzante sulla qualità della vita.
E’ per questo che per tutto il mese di novembre 2016, in ogni regione d’Italia sarà possibile effettuare colloqui gratuiti con psicologi e psichiatri della Lidap – Lega Italiana contro i Disturbi d’Ansia, d’Agorafobia e attacchi di Panico.

Attacchi di panico: quando lo spazio vitale si restringe

Ci sono due fattori capaci di innescare un attacco di panico: uno psicologico e uno biologico.
E c’è un’altra cosa certa: provato una volta, si fa di tutto per evitare che possa ripetersi. I sintomi dell’attacco di panico sono infatti molto violenti ed in grado di lasciare in uno stato di profonda prostrazione chi li vive. Senso di soffocamento, tachicardia, capogiri, tremori, sudorazione, timore di impazzire e di perdere il controllo sono sensazioni che si dimenticano difficilmente e se la prima crisi sopraggiunge in metropolitana od in autostrada, il soggetto tenderà ad applicare strategie atte ad evitare quei percorsi, innescando un’ansia anticipatoria destabilizzante e spesso frustrante.
L’attacco di panico non è semplicemente una fragilità esistenziale. L’attacco di panico quando non legato a particolari e dolorosi accadimenti dell’esistenza, si può scatenare per disfunzioni del corpo che portano il cervello ad innescare il sistema di allarme in maniera sbagliata. Una sorta di falso pericolo che segnala però un rischio di morte imminente. Recenti studi evidenziano infatti che la causa del problema risiede soprattutto in uno squilibrio chimico del cervello, evidenziando una predisposizione genetica a questo tipo di disturbo.
Qualunque ne sia l’origine l’attacco di panico – se non curato con terapia farmacologica o psicologica – porta ad un crescendo di reazioni di ansia anticipatoria, ossia il terribile timore dell’insorgenza di una nuova crisi, che determina l’aspetto di più invalidante della malattia. Chi ne è affetto tende a ridurre la sua capacità di movimento e di autonomia. Chi soffre di attacchi di panico cerca sempre la compagnia per paura che l’attacco si possa ripetere in condizioni di solitudine, viaggia poco, non prende l’aereo, non guida in autostrada da solo, detesta i luoghi chiusi, affollati o troppo aperti arrivando a condurre una vita simile ad una forzata prigionia, sviluppando un senso di vergogna ed inadeguatezza nel confronto con gli altri e compromettendo la realizzazione della propria esistenza.

Attacchi di panico: la cura c’è, ma possono tornare

La cura per gli attacchi di panico si basa solitamente su una terapia cognitivo comportamentale – una psicoterapia breve a cadenza solitamente settimanale, in cui il paziente svolge un ruolo attivo nella soluzione del proprio problema nell’intento di spezzare i circoli viziosi del disturbo – e una terapia farmacologica a base di benzodiazepine ed antidepressivi che vanno assunte sotto stretto controllo medico. Un lavoro sinergico tra psichiatra e psicologo possono portare rapidamente alla guarigione. Malgrado questo però durante l’arco della vita ed in determinate condizioni l’attacco di panico potrebbe ripresentarsi. Cosa fare allora? Non è grave cadere, l’importante è rialzarsi subito e recuperare velocemente la fiducia in se stessi .

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