Quando si parla dei Campi Flegrei vengono i brividi e non bisogna essere necessariamente appassionati di vulcanologia e nemmeno Partenopei. I Campi Flegrei sono infatti considerati tra i 3 peggiori supervulcani al mondo e recenti studi condotti dall’ Università di Perugia, riportati su “Nature Scientific Reports”, affermano che potrebbero eruttare entro un’ora dai primi segnali di ripresa di attività. Si tratta di un vulcano molto particolare con un’enorme caldera circolare che si estende da Monte di Procida a Posillipo e prende dentro anche una parte di Napoli.
Qualche giorno fa, tra il timore della popolazione, Ingv (Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia) e la Ulrich Harms del German Research Centre for Geosciences di Postdam, hanno iniziato una trivellazione dei Campi Flerei, al fine di studiare approfonditamente e capire come funziona quello tra i più pericolosi vulcani italiani e del mondo. I vulcanologi mirano a raccogliere le informazioni necessarie per non trovarsi impreparati davanti ad una eventuale eruzione, ma un’altra finalità potrebbe essere anche lo sfruttamento dell’energia geotermica, tipico di tante zone soggette a fenomeni di vulcanismo secondario.

I Campi Flegrei: l’eruzione di 39 mila anni fa che forse estinse i Neanderthal

I Campi Flegrei sono sorvegliati speciali. A monitorare la più vasta area vulcanica dell’Italia, soggetta a continue variazioni di quota del terreno, c’è un satellite dell’Esa, Sentinel 1°. Nel 2012, 2014 e 2015 si sono registrate consistenti anomalie che hanno portato ad aumentare il livello di allerta che ancora, per ora, non preoccupano seriamente geologi e vulcanologi. Sono infatti le variazioni del suolo che indicano lo stato di attività del vulcano e del magma, causando il famoso fenomeno del bradisismo.
Ma cosa potrebbe realmente accadere in caso di improvvisa eruzione? La risposta è nella terribile eruzione dei Campi Flegrei risalente a 39mila anni fa, che generò un evento estintivo in tutta la zona e la recentissima ricostruzione fatta da un gruppo di scienziati dell’Ingv e da poco resa pubblica, tanto da essere riportata anche dall’Ansa, racconta di un evento catastrofico che sconvolse non solo la Campania, ma anche tutto il sud dell’Italia.
I dati resi noti parlano dell’eruzione più violenta, a livello globale, degli ultimi 200mila anni, che ebbe un impatto non solo in Europa, ma in tutto il pianeta, con conseguenze tragiche per l’intero sistema. Basti pensare che l’eruzione produsse una colonna di ceneri e gas alta 44 chilometri che collassando, generò una nube infuocata su tutto il territorio circostante per molti km quadrati. A questa ne segui un’altra, alta 37 chilometri, con fiumi di lava che scorrevano da numerose bocche e che si spinsero fino a ridosso dell’Appennino Campano. I miliardi di tonnellate di cenere emessa dai Campi Flegrei si dispersero poi nell’atmosfera, condizionando il clima e generando un inverno vulcanico con piogge acide che inaridirono i terreni, abbassando di circa 8 gradi la temperatura in Europa e di 2 in tutto il resto del mondo. Fu allora che i Neanderthal scomparvero…

I Campi Flegrei e l’estinzione definitiva di una specie

I Campi Flegrei diedero il colpo di grazia ai Neanderthal. Di questa specie sappiamo che si estinsero completamente e abbastanza all’improvviso 40mila anni fa, anche se si sa per certo che alcune comunità resistettero per maggior tempo, come accadde nel sud della penisola iberica. Fino a poco tempo fa si riteneva che l’estinzione dei Neanderthal fosse dovuta  alla comparsa dell’Uomo Sapiens, più evoluto ed organizzato, che sostituì in Europa questa razza. Sappiamo anche che in qualche modo, con tempi e modalità in parte ancora poco chiare, le due specie entrarono in stretto contatto, interagendo e generando ibridi. Ma furono sicuramente più di uno i motivi che portarono alla scomparsa di questa specie.
La violenta eruzione vulcanica dei Campi Flegrei mise sicuramente fine alla presenza dei Neanderthal nel sud dell’Italia e contribuì ad assottigliarne il numero in tutto il resto del continente. I tragici cambiamenti climatici generati dalla violenta attività del supervulcano italiano, impedirono ogni forma di sopravvivenza per più di 100 anni, quando infine nel nostro territorio apparvero i Sapiens, pronti a colonizzare una terra che ancora oggi custodisce una tremenda minaccia.

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