Castell’Arquato è lì da sempre, immobile custode della storia e delle passioni umane.
Situato su una collina nella Val D’Arda, in provincia di Piacenza, si estende verso i confini dell’Appennino parmense. E’ una zona bellissima dove i boschi diradano verso la pianura, lasciando posto ai pregiati vigneti, ai campi di cereali, foraggi e dove i colori brillanti della campagna incorniciano l’orizzonte.
Il toponimo del paese sembra derivi da Caio Torquato, patrizio romano, che secondo tradizione fondò qui il primo castrum contro le incursioni dei Liguri.
Un’altra fonte asserisce che il nome è da addurre ad un epoca successiva, quella tardo medievale e legata ad un castrum quadratum, che a quei tempi indicava un castello a pianta a forma quadrangolare. Ma questo luogo così suggestivo custodisce un segreto molto, ma molto più antico…

Castell Arquato Palazzo

Palazzo del Podestà

Castell’Arquato: prima vennero le balene

All’inizio del Pliocene, cinque milioni di anni fa, lì dove oggi sorge Castell’Arquato, c’era il mare e il clima caldo facilitò la vita di specie marine di ambiente subtropicale, i cui resti sono rimasti chiusi tra le rocce come preziosa testimonianza fossile.
Qui prolificavano alghe, pesci e molluschi e nella rada di Castell’Arquato trovarono la morte molti cetacei, che furono sepolti nel tempo sotto depositi argillosi e fangosi. Nella zona i ritrovamenti fossili sono stati talmente numerosi, che i paleontologi hanno ribattezzato il luogo con il termine “golfo delle balene”, un’area che oggi fa parte del “Riserva Naturale Geologica del Piacenziano”.
Da questo momento le epoche si successero lente e passarono milioni di anni fino ad arrivare alla storia che si impara sui libri.
Castell’Arquato intanto era divenuto un borgo fortificato, che riuscì a sopravvivere alle invasioni barbariche e pestilenze che imperversavano nella penisola durante l’Alto medioevo ed alle guerre tra guelfi e ghibellini, nei quali venne coinvolto, nel 1256. E furono questi gli anni e quelli che si sarebbero poi succeduti, a definire anche la pianta architettonica del paese.
Nel 1316 il borgo ed i territori circostanti entrarono nei possedimenti di Galeazzo Visconti e la nobile famiglia ne mantenne il controllo fino al 1453, quando passò nelle mani di Francesco Sforza. Nel 1541 Castell’Arquato  ritornò indipendente grazie a Papa Paolo III, e dopo mille vicissitudini e cambi di dinastie, nel 1707, entrò a far parte del Ducato di Parma e Piacenza.

Fontana del Duca Castell Arquato

Fontana del Duca

Castell’Arquato: testimonianza artistiche tra i sapori e i profumi del territorio

Castell’Arquato è un’esperienza. Perdersi nella trama di vicoli, stradine e case basse color mattone che portano alla cima del colle è ricompensato dalla vista della Piazza Monumentale, in cui sono rappresentati i tre poteri del medioevo: il potere religioso con la Chiesa della Collegiata, il potere militare con la Rocca e il potere politico con il Palazzo del Podestà. E qui, oltre che dalla possente presenza scenica di questa città murata e fortificata, ci si lascia inebriare anche dai profumi intensi che avvolgono l’aria, che celebrano la gastronomia emiliana, ricca, corposa e strutturata come questo antico borgo.
La rocca Viscontea, eretta da Luchino Visconti tra 1342 e 1349, è una delle più notevoli fabbriche militari del Nord Italia. Oggi ne restano le quattro torri difensive, di cui solo quella orientale è integra.
Nel quartiere di Monteguzzo svetta  il Torrione Farnese, di cui si favoleggiano mille passaggi segreti e che faceva parte del sistema difensivo del borgo, forse legato da cunicoli sotterranei al palazzo del Duca.
Della stessa epoca è la Fontana del Duca, ancora in funzione, mentre del 1500 è l’Ospedale di Santo Spirito, che ospita il Museo Geologico. Assolutamente da non trascurare nella frazione di Vigolo Marchese è lo splendido complesso romanico con la chiesa e il battistero di San Giovanni, fatti costruire nel 1008 e una divagazione culinaria nei tanti ristoranti ed agriturismo della zona per apprezzare gli incomparabili prodotti tipici del territorio.

Fonti: https://littleroadseurope.com/2014/09/18/9-off-the-beaten-track-storybook-castles-in-emilia-romagna/

http://www.lacinghialina.it/da-visitare/

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