Gradisce un bicchiere di Citrus myrtifolia?” Di primo acchito vien da rispondere “No grazie”, ma se sostituiamo il nome botanico con “chinotto“, allora tutto cambia. Stiamo parlando infatti di una bevanda che ha avuto grande diffusione in Italia fino al secondo dopoguerra e che, dopo un periodo di oblio, sta vivendo una seconda giovinezza grazie al lavoro del comune di Savona che ne ha fatto una propria bandiera d’eccellenza.

Il chinotto: una pianta dalla lunga storia

Il chinotto fa parte della famiglia degli agrumi, importato nel Cinquecento dalla Cina, ricchissimo di vitamina C e facilmente conservabile. L’albero cresce lentamente e dai piccoli, profumati, fiori bianchi nascono dei frutti di modesta dimensione, dal colore arancio intenso quando maturi. La pianta è coltivata anche a scopo decorativo, ma principalmente per la produzione di canditi, sciroppi, marmellate, confetture e bevande. In passato fu utilizzato nell’alimentazione dei marinai al fine di prevenire lo scorbuto durante le lunghe navigazioni. Candito, o conservato sotto spirito, il chinotto ha rappresentato per moltissimi anni un esempio della qualità italiana in campo alimentare. Fra la fine dell’Ottocento e il primo dopoguerra il chinotto conobbe un periodo di particolare gloria in molti paesi europei dove veniva esportato dalle coste liguri, zona in cui la pianta aveva trovato clima e terreno perfetti per crescere e dove maestri della lavorazione del chinotto trasformavano il frutto, immangiabile appena raccolto a causa del sapore amaro e aspro, in una raffinata prelibatezza. In seguito fu proposto come  bevanda  autarchica, alternativa alla Coca Cola, e ancora negli anni Sessanta, nei principali bar di Savona, ne veniva servito il frutto sapientemente conservato sotto maraschino.

Declino e rinascita del Chinotto:

Poi il chinotto è lentamente caduto nell’oblio, sopraffatto da bevande molto più reclamizzate, fino al 2003, quando il comune di Savona con la collaborazione di Slow Food , intraprese un’opera di recupero e valorizzazione della coltivazione che, un tempo molto diffusa, rischiava di scomparire, con solo un centinaio di piante in produzione. Oggi, a distanza di un decennio, vi sono più di cinquecento piante di chinotto nel savonese, mentre altrettante stanno per entrare in produzione. Il “Chinotto di Savona” è diventato Presidio Slow Food, l’industria alimentare ha ripreso a investire in ricerca e pubblicità e ha prodotto nuove bevande, adatte al gusto di oggi, che stanno riscuotendo un notevole successo per il sapore amarognolo mitigato da un retrogusto ricco di sfumature, e per la grande capacità dissetante.
Ma il chinotto ha trovato anche impieghi nella produzione di saponi per uso personale e di profumi, che vengono prodotti con metodi  artigianali in quantità limitate. Si tratta di creazioni di alta qualità italiana, non sempre facili da reperire, ma che val la pena cercare e provare in quanto offrono sfumature olfattive inconsuete e raffinate che vengono estratte dai fiori, dalla scorza e dalle foglie di questa ricca pianta, italiana – pardon savonese – di adozione,  le cui qualità continuano a sorprendere anche a distanza di secoli.

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