Non amo gli inglesismi quindi vi traduco subito il termine di cohousing con “abitare insieme”. Cos’è chiederete voi? Nulla di nuovo, quello che più o meno si è fatto fino a 50 anni fa nei nostri paesi e che ha permesso per secoli di ridurre gli sprechi, ottimizzare i costi di gestione della vita, condividere spazi e luoghi, costruire solide relazioni sociali e non morire di solitudine una volta invecchiati.
Il cohousing in forma moderna è una forma di coabitazione volontaria, è un nuovo tipo di abitare che consente a un gruppo di persone di vivere in un luogo dove esistono al contempo sia spazi privati che collettivi.
L’idea del cohousing nasce nella civilissima Danimarca e da qui si è diffusa rapidamente in Svezia, Stati Uniti, Canada, Australia, Olanda, Germania, Francia e Belgio.
Scegliere di vivere in cohousing comporta la scelta di contribuire e partecipare alla vita collettiva. Potremmo paragonarlo, ma solo lontanamente, alle “comuni hippy” degli anni ’70 o all’idea del kibbutz, ma rappresenta più semplicemente una risposta concreta alle nuove problematiche di un società che cambia rapidamente e per le quali servono soluzioni rapide.

Cohousing: giovani e anziani per affrontare più facilmente la vita

Anche in Italia da qualche anno si sperimenta il modello cohousing. Ma come avviene esattamente ed a chi è rivolto principalmente? Di solito i cohousing vengono realizzati da società di costruzioni o di servizi che realizzano modelli abitativi partendo dalle persone, dalle loro esigenze, dai loro desideri. In cohousing i vicini di casa si conoscono fin dall’inizio del progetto, contribuendo da protagonisti alle scelte che renderanno davvero unico il luogo dove hanno scelto di andare a vivere. Sono come condomini con spazi comuni che frequentemente hanno 20-60 unità abitative, adatte a famiglie, single, coppie, giovani e anziani e di ogni estrazione sociale.
Le comunità in cohousing, oltre agli spazi privati, offrono sale da pranzo e cucine, stanze per gli ospiti, nidi per l’infanzia, laboratori e lavanderie. Almeno due o tre volte alla settimana si condividono i pasti in comune e ci si organizza così anche per l’utilizzo dei mezzi di trasporto. Psicologicamente chi vive in cohousing rafforza la fiducia, la conoscenza e l’auto aiuto vicendevole e quasi tutte le comunità usano il consenso unanime come base per le decisioni che riguardano i beni e le necessità comuni.
Ci sono anche grandi vantaggi economici perché chi acquistare una casa in cohousing ha maggior qualità edilizia e impiantistica ed anche l’acquisto di altri beni e servizi ha gli stessi vantaggi determinati dell’acquisto di “gruppo”: i costi si abbattono notevolmente per gli arredamenti, accessori, spesa alimentare. Chi abita in cohousing non avrà bisogno della baby sitter, basterà la nonna dell’appartamento accanto alla quale per sdebitarsi si andrà a fare la spesa. Una sorta di banca del tempo insomma dove tutti partecipano attivamente con le proprie competenze e abilità che vengono messe a disposizione della comunità.

Cohousing: una soluzione per affrontare l’invecchiamento della popolazione

Il nostro è uno dei paesi demograficamente più anziani d’Europa ed il tasso di natalità in Italia è pari a zero. Con l’incremento dell’aspettativa di vita la spesa sociale italiana impegna sempre piu risorse per la vecchiaia
Allo Stato ed alla persona, il cohousing per gli anziani potrebbe dunque generare numerosi vantaggi. Senza trasformarsi in una grande casa di cura si possono incentivarle innovazione dei servizi di cura, grazie a pratiche di co-care in grado di risolvere i problemi assistenziali piu semplici.
Pur non sostituendosi alle cure fornite dagli specialisti, i cohousers inoltre possono infatti supportarsi reciprocamente nei periodi di difficoltà ed ottimizzare l’utilizzo degli specialisti come dottori e infermieri, con conseguenti risparmi.
Un anziano che vive in cohousing continua a sentirsi attivo e socialmente utile. Nel nostro pease però i pregiudizi culturali  limitano l’affermarsi di questo modello abitativo a favore dei  modelli familiari tradizionali – in cui i bisogni di cura e socializzazione sono quasi esclusivamente soddisfatti all’interno della famiglia. M solo per ora. Ne riparleremo tra 30 anni.

Fonti: https://greenhubblog.com/2015/05/19/nei-senior-cohousing-si-vive-in-piena-indipendenza-10-anni-di-piu/

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