Posizionata sulla bella costa pugliese, tra Bari e Brindisi, Egnatia o Gnathia e’ uno dei gioielli meno conosciuti del grande patrimonio archeologico italiano.
Con una storia che inizia con l’età del bronzo e si conclude qualche secolo dopo la caduta dell’ impero romano, questo sito è tra i più interessanti, misteriosi e suggestivi del sud Italia.
Inserita in un contesto paesaggistico di notevole bellezza che si snoda tra uliveti secolari e il mare, Egnatia era in passato un porto fiorente affacciato sul basso Adriatico.

Egnatia: una storia custodita dal mare

Tutto il Parco Archeologico e il Museo Nazionale di Egnatia racconta della stratificazione storica di questa città.
Soggetta nel corso dei secoli a numerose calamità naturali, tra cui un violento maremoto, oggi l’area archeologica e’ in parte sommersa dal mare dal quale emergono suggestive testimonianze del passato. (In un lido poco vicino e’ infatti possibile distendersi al sole tra antiche tombe oggi invase dalle acque).
Il primo abitato protostorico di Egnazia, prospiciente l’Adriatico , occupa una piccola penisola di tre ettari, stretta tra due insenature e denominata Acropoli e qui vennero ritrovate fondamenta delle prime capanne edificate da popolazioni autoctone intorno al XVI secolo a.C., a cui seguirono nell’XI sec. a.C. gli insediamenti da parte degli Iapigi, popolazione di probabile origine epiriota. Ma è intorno al VII secolo a.C. con i Messapi, popolazione di origine illirica, che la storia di Egnatia prende forma. Di questo periodo restano le imponenti mura di difesa alte 7 metri e lunghe 2 km, che delimitavano i circa 40 ettari dell’ area urbana, alcune necropoli con tombe a fossa, a semicamera e camera finemente decorate con affreschi, come l’Ipogeo del Pilastro e la Tomba delle Melegrane.
Con l’ inizio della dominazione romana comincia per Egnatia un periodo di grande prosperità. Il suo porto strategico e la via Traiana che l’ attraversava raggiungendo Brindisi, resero Egnatia crocevia per i commerci anche con le popolazioni dell’altra parte dell’Adriatico. Di questo periodo sono visibili una porzione delle Terme, parte del Foro, botteghe e taverne, fornaci, l’anfiteatro, la basilica civile, il criptoportico ed il sacello per le divinità orientali.
Di particolare interesse archeologico è il ritrovamento della testa marmorea del dio Attis ed il mosaico delle Tre Grazie. Con l’avvento del Cristianesimo, quindi tra il III ed il IV secolo d.C., l’ impianto urbano si arricchì di due basiliche paleocristiane con pavimento a mosaico. In quest’ epoca Egnatia fu città episcopale, sotto la giurisdizione del Vescovo Rufentius Egnatinus. Lo sfaldamento dell’ impero romano porto’ il progressivo declino della città, che con le incursioni dei Goti giunse alla sua rovinosa caduta, sebbene fino all’anno mille rimase tra fasi alterne abitata.

Il mistero della ceramica di Egnatia

Gli scavi archeologici di Egnatia cominciarono ufficialmente nel 1912 e sono ancora attivi ad oggi, poichè la città è ancora in gran parte inviolata.
Precedentemente, soprattutto all’inizio del 1800, c’erano state depredazioni da parte di ufficiali francesi, per continuare nel periodo della storica carestia del 1846, quando gli abitanti della zona razziarono vasi e corredi di antiche tombe per rivenderli. Durante gli scavi ufficiali gli archeologi rinvennero interessanti corredi funerari in ceramica decorata con caratteri omogenei.
Il termine “ceramica di Gnathia” indica, infatti, una produzione a fondo di vernice nero lucente con decorazione in bianco, giallo e rosso. Su questa produzione artistica gli studiosi hanno ampiamente dibattuto in merito al reale centro di produzione. Oggi il mistero sull’ origine di questi manufatti, sembra però svelato completamente, indicando Taranto come primo centro ideatore di questa nuova tecnica decorativa.

Pin It