Comunque la si pensi, Expo 2015 conclusosi a Milano lo scorso sabato è stato un grande evento, in grado di convogliare l’attenzione di un pubblico mondiale e dei media su un tema controverso come l’alimentazione nell’ era moderna e nel prossimo futuro.
Partito sotto i peggiori auspici, in un momento di crisi feroce, scandali, corruzione, ritardi nei lavori, sfiducia generalizzata del Paese verso le Istituzioni, la fortuna ha nuovamente baciato l’Italia, premiando Expo 2015 con numeri importanti. Più di 21 milioni di visitatori in 184 giorni di apertura, un terzo dei quali stranieri, 60 leader politici, da Putin a Michelle Obama, migliaia fra eventi, dibattiti, convegni e show. L’Albero della Vita, simbolo dell’Esposizione Universale 2015 di Milano, ha offerto 1260 spettacoli di musica e giochi d’acqua, in un trionfo di effetti speciali, e ben 14 milioni di persone hanno ammirato l’installazione simbolo di Expo, postando su Fb ottocentomila foto.

Expo 2015: il messaggio oltre l’evento

Expo 2015 è stato il più grande evento mai realizzato sull’alimentazione e la nutrizione. Una vetrina mondiale in cui i Paesi aderenti hanno proposto il meglio della propria tradizione agroalimentare, gastronomica e delle proprie tecnologie per dare una risposta concreta a un’esigenza incombente: riuscire a garantire cibo sano e sicuro per tutti i popoli attraverso la sostenibilità.
Anche se chi scrive ritiene che non sia sufficiente informare le masse sui problemi collegati alla produzione, distribuzione e accessibilità alimentare, per risolvere un problema che, nei prossimi decenni, potrebbe diventare ingestibile, è certo che milioni di visitatori hanno avuto modo di sensibilizzarsi sul tema e di scoprire tradizioni e risorse di Paesi fino a poco prima completamente sconosciuti, ed interrogarsi su come sia possibile nutrire popoli che vivono nei deserti del Bahrain o dell’Oman o ancora nel freddo Kazakistan.
Si sono palesate agli occhi del mondo realtà come la Malesia o la Thailandia ed ha sorpreso, malgrado l’ Africa fosse la grande assente sul Decumano di Expo, l’Angola, con uno dei padiglioni più estesi e ricchi d’informazioni sull’agricoltura locale.
Ma non tutti i Paesi partecipanti hanno scelto di contribuire al Tema dell’ Esposizione Universale di Milano con le proprie eccellenze agroalimentari. Alcuni hanno portato contribuiti in idee o per riflessioni, sintetizzati nella formula “Feed the planet. Energy for life”. La Corea del Sud, con il più basso tasso di obesità al mondo, ha posto l’attenzione sul tema degli squilibri alimentari e della necessità di una distribuzione più equa delle risorse; la Svizzera, con la provocatoria idea delle torri, da cui si potevano prelevare gratuitamente sale, acqua, mele e caffè, ha posto la scomoda domanda: “Ce n’è per tutti?”

La Carta di Milano: la vera eredità di Expo 2015

Al di là dell’ evento, la “Carta di Milano”  www.carta.milano.it rappresenta la vera eredità culturale di Expo 2015, di cui il Governo Italiano si è fatto orgogliosamente promotore. L’ampio dibattito nel mondo scientifico, culturale, nella società civile e nelle istituzioni sul Tema di Expo Nutrire il Pianeta, Energia per la Vita, ha portato a redigere un documento condiviso che invita ogni cittadino, associazione, impresa o istituzione ad assumersi le proprie responsabilità per garantire alle generazioni future di poter godere del diritto al cibo, nel rispetto dell’ambiente,salavguardando il futuro del pianeta.
In particolare, i grandi temi affrontati dalla “Carta di Milano” sono quattro e inerenti al concetto di accessibilità dei popoli alle risorse alimentari del pianeta: quali modelli economici e produttivi di sviluppo sostenibile possono essere utilizzati; quali tipi di agricoltura impiegare per ridurre l’impatto ambientale; quali strategie pratiche e tecnologie mettere in campo per ridurre le disuguaglianze all’interno delle città, dove si concentra la popolazione umana e come riuscire a considerare e tutelare il patrimonio agroalimentare come identità socio-culturale delle genti.
Questo è stato Expo. Una gigantesca macchina organizzativa finalizzata al risveglio delle coscienze. Sottoscrivendo la “Carta di Milano” cittadini, associazioni e istituzioni si impegnano ad applicare scelte indirizzate all’educazione ambientale e alimentare, al fine di garantire ad ogni essere umano il diritto al cibo e alla sovranità alimentare. Expo 2015 si chiude quindi così, con dei propositi ambiziosi, ma realizzabili. In epoca controversa, dove in alcune parti del mondo si muore ancora per malnutrizione ed in altre per eccesso di consumo di cibo, in attesa che Governi e Multinazionali facciano la loro parte applicando politiche di tutela e distribuzione delle risorse alimentari, la differenza può farla il personale contributo il ognuno di noi, facendo della “Carta di Milano”, non un mero documento, ma una reale opportunità che consentirà al genere umano un futuro di equità e giustizia. Leggete e firmate quindi, perché “questa terra non ci appartiene, siamo solo di passaggio”.

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