Ferrara e De Chirico sono stati protagonisti di una stagione fondamentale per la pittura mondiale, quella Metafisica, che viene celebrata in questi giorni con un’importante mostra a Palazzo dei Diamanti. Una ottantina di opere, quasi tutte d Giorgio De Chirico, dipinte fra il 1915 e il 1918 quando l’artista soggiornò a Ferrara dove svolse il servizio militare, ricostruiscono la nascita e l’evoluzione della corrente artistica che si sviluppò nella città emiliana e cambiò il volto dellarte del Novecento. Basta guardare la geografia dei musei e dei collezionisti che hanno prestato le opere per rendersi immediatamente conto che esse provengono letteralmente da ogni angolo del Globo a dimostrazione di quanto l’arte del De Chirico metafisico sia, oggi, apprezzata ovunque. Le piazze vuote e silenziose, i manichini senza volto, il Castello Estense, gli scorci di Ferrara, i biscotti e i dolci della tradizione locale, le anguste stanze dalle vertiginose prospettive, creano atmosfere magiche ed enigmatiche, pur nella concreta e reale presenza dei singoli oggetti rappresentati, sempre facilmente identificabili. Le tele si accendono di intensi cromatismi, i quadri dentro un quadro propongono l’infinita sfida fra illusione e realtà, gli ammassi di scatole, le carte geografiche mute, gli strumenti del disegno tecnico, isolati dal loro contesto e rimodellati nelle tele, evocano nuovi significati e suscitano in chi guarda un senso di disorientamento. E dalle tele di De Chirico migrano nelle opere di altri artisti presenti alla mostra, Carrà, De Pisis, Morandi ,Magritte, Dalì, Max Ernst, conquistati dal suo stile unico e dalla sorprendente capacità di mostrare il mistero impenetrabile delle cose. La mostra è suddivisa in dodici sezioni tematiche, che culminano in quella dedicata ai “grandi manichini” in cui sono esposte tele entrate da tempo nel patrimonio dell’immaginario collettivo, come Ettore e Andromaca, Il grande metafisico, Le Muse inquietanti. Per questa magnifica mostra un particolare ringraziamento va ai curatori, Gerd Roos e Paolo Baldacci, quest’ultimo anche curatore del catalogo.
Conferenze, concerti, lettura di testi autografi degli artisti in mostra, una esposizione di strumenti scientifici che hanno ispirato la pittura metafisica, dal titolo Fisica e Metafisica, sono fra le varie iniziative collaterali che vivacizzeranno Ferrara nel mesi della mostra. La città estense conserva quasi intatto il centro medievale – rinascimentale, con importanti addizioni settecentesche; fu capitale negli anni in cui gli Estensi ne fecero una delle città più moderne d’Europa; diede luce a una scuola pittorica, l’Officina Ferrarese, che nel Cinquecento raggiunse i massimi vertici europei; ospitò letterati del calibro di Matteo Maria Boiardo, Torquato Tasso, Ludovico Ariosto, che vi trovarono l’ambiente perfetto per concepire i propri capolavori; fu centro di sperimentazione di una inedita cultura urbanistica, quella delle “addizioni”, che per un secolo rimodellarono Ferrara, aggregando quartieri interi, già formati, che vennero collegati con la trama urbanistica antica della città, entrando immediatamente a farne parte integrante. Tutta questa ricchezza è testimoniata dalla importante pinacoteca, dal Castello Estense, dallo straordinario palazzo Schifanoia, dal duomo e da altre recenti creazioni che celebrano le glorie ferraresi moderne e contemporanee, come il museo dedicato al pittore Giovanni Boldini, quello intitolato a Filippo De Pisis e quello che celebra l’arte cinematografica di Michelangelo Antonioni. E in questa ricca offerta culturale, cui Ferrara si è dedicata con caparbietà arrivando a organizzare, a Palazzo dei Diamanti, ben cinquanta mostre di alta qualità negli ultimi venticinque anni, spicca, da novembre a febbraio 2016, l’esposizione dedicata Giorgio De Chirico, un illustre ospite della città che, con la sua pittura Metafisica , ha ricambiato l’ospitalità riportando Ferrara a notorietà internazionale.

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