Se mare e storia potessero essere declinati assieme, Giglio Castello diverrebbe un poema. Inserito tra i “Borghi piu’ belli d’Italia” e incastonato sul promontorio più alto dell’omonima isola dell’Arcipelago Toscano, tra le più’ belle riserve marine d’Italia, il nome bucolico nasconde un inganno. Non deriva infatti dal profumato fiore, ma dal greco “igilion”, che significa capra e che poi venne latinizzato in Gilium.
In un passato lontano, infatti, viveva sull’ isola del Giglio e in tutte le altre dell’arcipelago, in particolare Montecristo, una nutrita popolazione di caprini allo stato selvatico. Oggi, dopo molti secoli, Giglio Castello si erge ancora lì a difesa dell’isola, conosciuta per la sua natura straordinaria, i mille profumi ed il tragico naufragio della Costa Concordia.

Giglio castello: il borgo della storia

L’altura di Giglio Castello è stata abitata già in tempi remoti, prima dai Villanoviani, poi dagli Etruschi e successivamente dai Romani.
Il fortificato borgo medievale arrivato fino all’era moderna, è oggi un luogo di grande suggestione sospeso nel tempo e diviso in quattro rioni: il Centro, la Cisterna, la Casamatta e la Rocca.
Giglio Castello è un dedalo di vie strette, case medievali, scale e gradini, archi e incantevoli scorci ingentiliti da mille fiori  dalla cui sommità si gode un panorama straordinario, che abbraccia il mare Tirreno fino a raggiungere Giannutri, l’Elba, Montecristo e la Corsica.
E’ una cittadella cinta da mura possenti con tre torrioni, ed il castello venne eretto dai Pisani, nel XII sec., al tempo delle Repubbliche Marinare  e successivamente ampliato e restaurato dai Granduchi di Toscana. Fu costruito con funzioni difensive, per limitare e contrastare il costante pericolo proveniente dagli attacchi via mare, motivo per il quale Giglio Castello venne dotato di mura fortificate e tre porte d’ingresso che sono strategicamente addossate a grandi massi di granito.
Al centro del paese si erge la “Chiesa di San Pietro Apostolo” eretta nel 1400, anche se il suo  aspetto attuale è il frutto di restauri del Settecento e al  suo interno è custodito un bellissimo “Cristo d’avorio” attribuito al Giambologna. Di grande pregio sono gli oggetti sacri provenienti dalla cappella di Papa Innocenzo XIII: calici, candelieri, reliquari, tutti in argento cesellato realizzati dai maggiori maestri orafi romani del XVII e XVIII sec.
Di bellissima fattura è anche il prezioso reliquario del 1724 contenente l’avambraccio destro di Mamiliano, il santo patrono dell’isola, vissuto in eremitaggio all’isola di Montecristo, la cui invocazione, nel 1799, salvò i Gigliesi dall’assedio dei Turchi.
Un altro particolare degno di nota sono i basamenti corinzi delle due acquasantiere che provengono dalla villa romana dei Domizi Enobarbi di Giglio Porto e datate I-II sec. d.C..
La chiesa conserva anche degli oggetti insoliti per un luogo sacro: due sciabole con impugnatura d’argento e una pistola, abbandonate dai pirati tunisini nell’ultimo assedio del 1799.

Giglio Castello: le tradizioni, la cucina e il buon vino

Il turismo al Giglio non si limita a mare pulito e paesaggi mozzafiato. A Giglio Castello il 15 Settembre si celebra il patrono, San Mamiliano, con festeggiamenti che durano quattro giorni e durante i quali si svolge la processione dei fedeli che portano la reliquia del loro protettore per le vie del borgo fino a Piazza Gloriosa. Folcloristico è anche il palio dei somari, che vengono montati a pelo nelle anguste stradine della rocca e la danza in piazza della Quadriglia, tradizionale ballo gigliese.
E’ durante questo periodo che Giglio Castello si trasforma in un incantevole salotto all’aperto dove in ogni angolo è possibile degustare i piatti tipici dell’isola: la zuppa del bracconiere, il baccalà con le patate, la grigliata di carne, la palamita alla gigliese, il coniglio selvatico, i formaggi toscani ed il dolce tradizionale, il “panificato” che vengono preparati dagli stessi abitanti che trasformano le cantine dell’antico borgo in “grotte del gusto”.
Vero protagonista della festa è però il vino Ansonico e lungo la strada che sale verso le mura pisane di Giglio Castello, in località Fontuccia, c’è una delle ultime vigne di Ansonico. Ha un bel colore ambrato, raggiunge i 15 gradi ed un sapore asciutto e leggermente asprigno.
La vinificazione è la stessa di duemila anni fa, avviene senza stabilizzatori, filtrazioni e zuccheri. Solo uva. In alcune cantine sopravvive ancora l’antica tradizione della pigiatura a piedi, un rito che un tempo inebriava di profumo tutta l’ isola, un gioiello incontaminato del Mar Tirreno  dove storia e natura si sono sempre incontrate.

Fonti:http://www.turismo.intoscana.it/allthingstuscany/aroundtuscany/isola-del-giglio-tuscany/

http://www.omnidreams.net/articles/326-isola-del-giglio

 

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