Gli allevamenti intensivi sono il frutto di una storia lunga e complessa. Tutto iniziò circa 10.000 anni fa quando gli uomini che abitavano la Mezzaluna Fertile nel Vicino Oriente, in cui abbondavano  animali di grossa taglia adatti alla domesticazione, incominciarono ad allevare.
Da allora gli allevamenti si sono diffusi in ogni parte del mondo, e fino alla Prima Guerra Mondiale, in Occidente, erano tutto sommato più simili a quelli delle origini rispetto agli attuali allevamenti intensivi. In poche decine d’anni le stalle tradizionali, i pascoli, le transumanze, le stabulazioni libere, sono scomparse lasciando il posto a veri e propri opifici dove gli animali sono considerati come macchine per produrre carne, latte, uova.

La zootecnica a sostengno degli allevamenti intensivi

La moderna zootecnica studia minuziosamente come ottimizzare gli spazi nelle stalle, come dosare gli alimenti, come incrementare la produttività animale mediante somministrazione di farmaci e il miglioramento genetico. Tutte cose che hanno trasformato le stalle in allevamenti intensivi con ambienti lindi e asettici, dove gli animali nascono, crescono e muoiono in poche decine di cm quadrati: insomma una moderna catena di montaggio scandita da tempi e metodi degni dell’industria di precisione, che da un lato affascina per il livello di ottimizzazione raggiunto, dall’altro però rende sempre più pressanti le domande sulla eticità di questo modo di far “vivere” gli animali e sulla qualità che posso avere alimenti prodotti con l’utilizzo, spesso eccessivo o improprio, di farmaci e ormoni che alterano la biologia del vivente.
Si stanno diffondendo, infatti, comportamenti e filosofie alimentari che in maggiore o minore misura, rifiutano la carne, e le scelta della dieta vegetariana di alimentarsi senza consumarne, o addirittura quella vegana di bandire  qualsiasi prodotto che abbia origine animale (quindi anche uova, formaggio, latte, persino il miele) ne sono un esempio.

Favorevoli e contrari agli allevamenti intensivi

Anche alcuni dati FAO sembrano dar regione agli animalisti che combattoni gli allevamenti intensivi. Sembra infatti che un ettaro di terra destinato a mangime animale produca, alla fine, solo 66 kg di proteine, mentre la medesima superfice coltivata a soia ne dia ben 1800. Inoltre la produzione di vegetali a livello planetario sarebbe in grado di sfamare una popolazione ben superiore all’attuale, se non fosse che la maggior parte di essa viene utilizzata come mangime per animali d’allevamento, di cui ne vengono uccisi ogni anno circa 50 miliardi di esemplari, senza contare quelli che vengono pescati.
I sostenitori di una dieta onnivora, ed inconsapevolmente degli allevamenti intensivi, sottolineano come solo carne, latte, uova e formaggio, possano fornire specifici nutrienti essenziali per l’uomo. Gli alimenti che compongono la dieta vegana, infatti, sono poveri di vitamina B12, calcio e zinco e molti amminoacidi essenziali. Il dibattito fra i fautori dei vari stili alimentari è destinato a durare ancora a lungo in considerazione del fatto che la biochimica degli alimenti è estremamente complessa e che una sperimentazione veramente risolutiva solleverebbe ostacoli etici insormontabili in ogni parte del mondo. E voi favorevoli o contrari agli allevamenti intensivi?

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