Gli orti sociali sono un fenomeno in grande sviluppo in tutto il mondo occidentale. Con il recupero della mentalità “green” tipica di questi ultimi anni, non sono pochi i Comuni anche in Italia che sostengono questo progetto, che trova sempre più proseliti. Li dove c’erano aree urbane degradate, abbandonate all’ incuria ed alle sterpaglie, ora sorgono piccoli appezzamenti ordinati e curati, orti sociali che danno colore e soprattutto frutti, anche in città.

Cosa sono, a chi rivolgersi

Gli orti sociali sono appezzamenti di terreno pubblico inseriti nel contesto urbano e destinati a “titolo gratuito” alla coltivazione di ortaggi, frutti e fiori per il consumo privato. Si può quindi parlare di un vero e proprio servizio ai cittadini da parte dei Comuni che sostengono l’iniziativa.
Questi spazi rappresentano il luogo di una comunità che recupera attivamente il rapporto di cura e di gestione della terra usufruendo del frutto del proprio lavoro, adeguato naturalmente alle condizioni del suolo e della stagione. Gli spazi ortivi sono destinati alla promozione e conservazione del patrimonio ambientale e della cultura della sana alimentazione. Gli orti sociali sono anche, in un contesto di profonda crisi come quello attuale, una valida misura di sostegno al reddito per le classi più svantaggiate, come anziani, disoccupati e lavoratori in mobilità, ma anche circoli, associazioni ed enti con particolari finalità educative.
Non bisogna poi dimenticare come queste aree contribuiscano a giovare al benessere psico-fisico delle persone, come luogo di aggregazione ed impegno collettivo, senza tralasciare l’ importante funzione didattica – formativa anche con l’ utilizzo dei criteri dell’ agricoltura biologica.
Per poter usufruire di questa iniziativa basta rivolgersi allo Sportello Sociale od Ufficio per le Relazioni con il Pubblico del Comune di residenza ed attivare la richiesta che verrà messa in graduatoria sulla base della condizione lavorativa, composizione del nucleo familiare, condizione economica (valore Isee del nucleo familiare) ed età del richiedente.
Tutti possono fare domanda: occupati, disoccupati e pensionati.

Cosa coltivare

Gli orti sociali, una volta assegnati, sono responsabilità del gestore/assegnatario e con un po’ di impegno e buona volontà si possono ottenere ottimi risultati. La prima operazione è la pulizia del lotto da erbe infestanti e detriti, successivamente va rivoltato il terreno zappandolo e nutrendolo soprattutto con compostaggio o stallatico. Il letame maturo e’ un ottimo concime. A questo punto non resta che seguire le stagioni. In estate pomodori, zucchine, melanzane, peperoni, fagiolini, meloni, in inverno cavoli, radicchi, cicoria ed indivia. Senza dimenticare di innaffiare quotidianamente in estate e coprire con serre in inverno. Per i neofiti dell’ orto un consiglio: chiedete agli anziani, quelli con una storia famigliare contadina. Il loro sapere si trova anche sui libri e calendari, ma il grande valore di questa iniziativa sta soprattutto nel recupero della socializzazione. E la terra ha sempre unito. Soprattutto generazioni diverse.

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