I fichi sono l’ultimo regalo dell’estate che volge al termine.
Dolcissimi, succulenti e carnosi sono i frutti di una pianta originaria della Siria e fu con i Fenici, che ne consumavano grandi quantità essiccate durante i loro lunghi viaggi per mare, che questa si diffuse in tutto il Mediterraneo.
In Italia la pianta la troviamo un po’ ovunque per la sua grande capacità di resistere anche temperatura negative; negli orti, come piante ornamentali o per ombreggiare i giardini. Ma è al sud che è concentrata la coltivazione del fico nelle sue innumerevoli varietà, ben 150, alcune adatte al consumo fresco, altre all’essicazione. I più conosciuti ed apprezzati sono i fichi neri, quelli viola e quelli verdi.

I fichi italiani sono sempre i migliori

Non si poteva esordire meglio e per chi ha colto la malizia, sappiate che è la pura verità. Tra fichi scuri vi consigliamo quelli di provare il “Figo Moro di Caneva”, che poco assomiglia ad un super abbronzatissimo palestrato, ma è altrettanto capace di regalare dolcezze e voluttuosità al palato.
E’ una produzione della zona di Pordenone, grazie al microclima tipico della zona che si estende alle pendici dell’Altopiano del Cansiglio.
Era talmente apprezzato per le sue proprietà organolettiche e per le sue doti energetiche e medicali, che la Serenissima lo imbarcava su tutte le navi della sua flotta, come alimento essenziale degli equipaggi.
Oggi si preferisce mangiarlo fresco: ha la buccia morbida mentre la polpa è tenera e sapida, dall’intenso colore rosso cardinale.
I migliori fichi secchi sono invece i Fichi Bianchi del Cilento a marchio DOP, la cui coltivazione sembra essere precedente al VI secolo a. C. e da attribuire ai coloni greci che in quest’area avevano fondato diverse città. In questa bella terra campana le dolci colline sono ricoperte infatti da ulivi e piante di fico che degradano nel blu del mar Tirreno.
Altra denominazione Dop sono i “Fichi di Cosenza” dalla polpa ambrata, leggermente aromatica, non molto succosa e da consumare secchi che rappresentano una vera e propria risorsa economica e sociale della provincia.

I fichi: curiosità, leggende e un dolce da provare

Che si parli di pianta del fico o di fichi non fa molta differenza, si potrebbero scrivere intere pagine.
La cosa più strana è che nell’antichità, specialmente in Grecia dove erano considerati un frutto in grado di sostenere e aumentare la libido, esisteva il contrabbando dei fichi. All’epoca infatti esisteva il divieto assoluto di esportare questi frutti in quanto considerati un alimento di prima necessità. E coglierli da alberi sacri, era addirittura ritenuto sacrilegio.
E fu da questa pratica che deriva il termine – oggi un po’ desuso e aulico- sicofante, ossia calunniatore, che in passato non era altro che colui che denunciava chi contrabbandava e rubava i fichi.
Gli Egizi pensavano che i fichi fossero uno dei cibi preferiti degli dei, i Romani invece credevano invece che una pianta di fico avesse fermato la corsa della cesta di Romolo e Remo nelle acque del Tevere, preservandoli da morte certa. E tanta fu la celebrazione del mito che la pianta divenne pertanto sacra, in quanto associata a Marte, padre dei gemelli. Alcune antiche pratiche vedevano nel latte di fico un ottimo rimedio per curare le verruche, mentre altre ritenevano che per curare la balbuzie nei bambini fosse semplicemente necessario portarli sotto un albero di fico.
Comunque sia andata, i fichi nell’ antichità hanno conosciuto periodi lunga gloria ed è un vero peccato che oggi siano considerati dal mercato dei frutti minori.
Per farvi cambiare idea vi suggerirei però di provare il lonzino di fico, un dolce tipico marchigiano, un impasto fine di fichi secchi macinati, con mandorle, pinoli e noci, che viene servito con la sapa, un mosto di uva. È presidio Slow food dal 1999.

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