L’ Italia è un paese con una spiccata biodiversità, ma negli ultimi 50 anni molte coltivazioni sono andate perse, sostituite da nuove. Oggi i frutti antichi però, nell’ambito di un progetto di recupero e conservazione di vecchie varietà fruttifere, conoscono una nuova diffusione e celebrazione in agricoltura. Moltissimi infatti sono gli operatori di settore e le aziende che puntano sul ritorno dell’agrobiodiversità del territorio, tanto che l’ Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale) ha dato seguito ad un progetto di analisi e studio in diverse regioni italiane dei frutti antichi.

I frutti antichi: quali sono

Dimenticati o svalutati, i frutti antichi erano conosciuti ed apprezzati dai nostri nonni. La perdita di memoria della tradizione contadina e lo sviluppo di colture massive ha pero’ cancellato in fretta le virtù e le proprietà di molti alberi da frutto impoverendo l’offerta alimentare sulle nostre tavole. Per chi si fosse incuriosito al tema e lo volesse approfondire il consiglio intanto è non perdere la Rassegna di Primavera promossa dal Fai www.fruttiantichi.net del prossimo 9-10 maggio al Castello di Paderna, vicino Piacenza. Ma pur volendo e sapendo dove reperirli, bisogna prima imparare a conoscerli e l’elenco degli alberi dei frutti antichi e’ lungo e di seguito ne indicheremo qualcuno.
Il biricoccolo o albicocca del papa, un incrocio naturale tra l’albicocco e il susino, con frutti succosi dolce-acido che maturano tra giugno e luglio e si possono consumare sia freschi che in marmellata.
Il gelso nero dalle more nero-viola dolci e granulose con cui si fanno gelati granite, sorbetti, grappe e sotto spirito.
Il giuggiolo, dai frutti simili a grosse olive che nel periodo di maturazione hanno colore rosso mattone, polpa soda e sapore dolce. Lasciate appassire e bollite vi si ricava il famoso brodo, o meglio sciroppo, ottimo rimedio per le affezioni delle vie respiratorie e per ridurre l’ansia.
L’ uva spina, bianca e nera, conosciuta anche come “vite dei frati”. Ha frutti grandi e dolci e si raccoglie da giugno a luglio. Appartiene alla stessa famiglia dei ribes ed è un ottimo rimedio per migliorare la funzionalità epatica.
Il Sorbo, pianta che raggiunge fino i 13 mt di altezza e produce piccole pere polpose ed acidule che si raccolgono in autunno, ma che, se lasciate a maturare appese, divengono dolcissime e profumate. Hanno una grande concentrazione di vitamina C e proprietà diuretiche.
Il carrubo dai grandi frutti simili ad un baccello di fagiolo e dal sapore che ricorda il cacao. È una pianta sempreverde diffusa nel sud e isole, priva di glutine, ricca di fibra e la cui polpa ha proprietà lassative.
L’ Azzeruolo, della famiglia delle Rosacee, con frutti simili a una piccola mela che si possono mangiare freschi o in conserva e marmellate. La maturazione va da settembre ad ottobre ed ha gusto dolce acido. È un cardiotonico ed un ipotensivo.

I frutti antichi: dove acquistare le piante

Se voleste farvi promotori e difensori di questo patrimonio di grande valore e voleste piantare nel vostro orto o terreno agricolo qualcuna di queste coltivazioni, oggi ci sono molti vivai che vendono on line, con cataloghi molto curati nelle descrizioni e che potranno esaudire il vostro desiderio di poter tornare ad assaporare i frutti antichi. Queste piante oltre al grande valore legato del germoplasma sono resistenti ai parassiti, non necessitano di particolari cure fitosanitarie ed hanno sapori forti e genuini. Non poche quindi le motivazioni per tornare al passato, vero?? Perché non tentare allora, sicuramente anche la vostra salute ne beneficerà.

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