I trabucchi sono un ingegnoso attrezzo, tipico delle coste adriatiche del sud Italia, che per molto tempo hanno accompagnato la storia della pesca in quelle acque, tanto da dare il nome alla zona, conosciuta anche come  Costa dei Trabucchi.
Oggi ne rimangono pochi esemplari che, rappresentano più che altro un’ interessante attrazione turistica. Trasformati in ristoranti alla moda, erano un tempo diffusi nel basso Abruzzo, Molise e Gargano, a Peschici e Vieste in particolare, dove tra il 1850 e 1950, si contavano ben 36 trabucchi (o trabocchi). Ma a cosa servivano e da chi vennero realizzati?

L’ architettura primitiva dei trabucchi

Ideati forse in passato lontanissimo dai Fenici, queste trappole da pesca hanno un passato nebuloso. Per Pietro Cupido, appassionato di trabucchi, questi apparvero sulle coste abruzzesi nel 1627, quando gruppi di Ebrei si rifugiarono in Abruzzo, fuggendo dalla Francia.
Per Attilio Piccinini, altro conoscitore dei trabucchi, la datazione di queste macchine da pesca e’ da fissare intorno al 1200.
Qualunque sia l’origine è  certo che erano completamente costruiti in legno, solitamente con tronchi di Pino d’Aleppo e con un sistema apparentemente molto semplice: una passerella di legno, un piano fatto di assi di circa 40 mq, un argano e le antenne, che si spingevano nell’ acqua anche 30 mt, da cui si calava la rete. Fortemente ancorati alla roccia, garantivano una pesca a vista, intercettando i branchi di pesce, che una volta imprigionati nella grande rete venivano issati.
Probabilmente i trabucchi nascono come risposta al problema della pirateria che nei secoli passati affliggeva quel mare. L’ Adriatico fu in passato scenario di terribili incursioni, che garantivano schiavi ai sultani ottomani.
Troppo pericoloso quindi andar per mare a cercare sostentamento. Ecco allora l’ingegnosa invenzione della trappola da pesca in grado di catturare pesce azzurro, cefali, capitoni e anguille, che popolavano le coste. Una macchina perfetta fatta di solo legno, corde e filo di ferro, ma in grado di issare quintali di pesce.

Il recupero della storia attraverso i trabucchi: quali vedere

Oggi i trabucchi, oltre ad attrattiva turistica per gaudenti amanti del buon mangiare vista mare, rappresentano il recupero della storia e tradizioni della gente delle coste del basso Adriatico. Ed e’ per tal motivo che questi ingegnosi sistemi di pesca sono preservati e tutelati dal Parco Nazionale del Gargano.
Fanno parte del patrimonio culturale di questa grande zona e come spiegato prima, si intrecciano alla storia spesso sfortunata di quelle coste. L’ Ente Parco ne comprende diversi. A Peschici i trabucchi di Forcichella, Manaccora, Punta Usmai, Monte Pucci, San Nicola e Calalunga. A Vieste quello del Porto, Punta la Testa, Punta Lunga, San Francesco, Molinella, Isola La Chianca, San Lorenzo e Tufara. Da molto tempo la Costa dei Trabucchi è candidata all’ Unesco.
Queste macchine di legno testimoniano, infatti, il profondo legame tra uomo e mare, ponti sospesi sull’acqua che raccontano la storia e l’ingegno delle genti del Mediterraneo.

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