Solo a scriverne emoziona. Il bisso ha qualcosa di magico, ancestrale, un filo regalato dall’acqua di mare, prezioso, forte, impalpabile al tatto, brillante, luminoso, evanescente e dalla storia antica. Ma il bisso altro non è che un filato naturale, quasi oramai introvabile, che si ricava dalla Pinna Nobilis o nacchera, grande mollusco bivalve, tipico un tempo dei fondali sabbiosi del Mediterraneo, che produce filamenti a ciuffi aggrovigliati con i quali si ancora al fondale e che, una volta cardati, lavati, filati con il fuso e tessuti, sono conosciuti come la seta del mare.

Una tradizione lunga millenni: il bisso nell’antichità

Prima della seta fu il bisso. Di questa fibra tessile naturale si parla addirittura nella Bibbia. Di bisso erano le vesti preziose di Re Salomone e Cleopatra ed il suo utilizzo accompagno’  le antiche civiltà che si affacciavano sul Mare Nostrum.
Grazie agli Ebrei e Fenici, la tecnica di lavorazione del bisso, giunse ai Greci, che la diffusero tra colonie della Magna Grecia tra cui Taranto, centro di una fiorente produzione al punto che in epoca classica, era famosa per le tarantinidie, vesti femminili diafane ed audaci per le loro trasparenze. Fu sempre a Taranto, che i pescatori inventarono un’ utile attrezzo, composto da due branche di ferro curve ad arco, che servivano a chiudere con una morsa la conchiglia, estraendola facilmente dal fondale e la produzione, nella città pugliese, sopravvisse fino al 500 d.C.
In quegli anni infatti a Costantinopoli fu introdotta dalle frontiere della Cina la pianta di gelso e numerose uova di baco e si sviluppò così la seta, che si diffuse in poco tempo in tutta la penisola. La pesca della Pinna Nobilis e del suo prezioso filamento non poteva chiaramente competere con produzione dei bachi in allevamento e così il bisso, penalizzato anche da una lunga e laboriosa tecnica, venne abbandonato.
Ma alcune famiglie si tramandarono i segreti della tessitura del bisso, utilizzata esclusivamente per pezzi unici legati ad eventi particolari o importanti, così che la preziosa arte giungesse fino ai nostri giorni.
Oggi l’ unica sacerdotessa della seta del mare, capace ancora di dar vita a veri e propri capolavori artistici, vive in Sardegna, altra regione con una lunga tradizione di pesca della Pinna Nobilis e porta il nome di Chiara Vigo.
Lei è l’ unica donna al mondo a saper tessere il bisso, l’ unica custode di una tradizione millenaria, candidata come bene immateriale nel Patrimonio Unesco.

La lavorazione della seta del mare

Il bisso richiede una lavorazione attenta e paziente, più simile ad un rito che ad una tecnica. Dopo la raccolta, il filamento grezzo veniva pulito e pettinato in più fasi, lavato ed ammorbidito in succo di limone e infine filato a mano.
Il filo una volta pronto era usato per la lavorazione a maglia con la quale si realizzavano scialli, guanti, cappe e mantelle. Ma i fili venivano anche ricamati su stoffe ed erano apprezzati per i meravigliosi riflessi dorati che impreziosivano gli abiti di re, nobili, imperatori e papi.
Nel XIX secolo, quando ancora si registrava una minima produzione di bisso, un tessuto di seta del mare poteva costare 100 volte di più di un tessuto in lana. E questo perché, per ottenere 1 kg di bisso capace di produrre 200-300 grammi di seta marina , occorrono fino a 1000 conchiglie.
La produzione si perse definitivamente all’inizio del 20° secolo. Oggi la presenza della Pinna Nobilis nei nostri mari si limita a pochi esemplari, tanto che questo mollusco è stato dichiarato a rischio estinzione nel 1992 e specie protetta.
Oggi solo nell’Isola di S. Antioco, l’ultimo luogo del Mediterraneo, sopravvive la tradizione del bisso. E solo Chiara Vigo custodisce i segreti del più prezioso dono del mare.

Foto gentilmente concesse da Antonella Serra.

www.paradisola.it

Pin It