Non si può parlare del Bracco Italiano senza parlare dell’arte, della letteratura e della storia venatoria italiana,
Questo cane da ferma veniva già descritto già da Brunetto Latini nel 1260 e cantato da Dante Alighieri nei suoi versi.
Tintoretto lo immortalò nella sua celeberrima “Ultima Cena” e Cellini lo ritrasse sulla porta del castello di Fontainbleu.
Uno dei  cani da caccia più prodigiosi il Bracco Italiano, che raggiunse il massimo della notorietà nelle corti rinascimentali italiane. I Gonzaga e i Medici lo allevavano per la sua attitudine venatoria ed era spesso inviato in dono ai sovrani europei dell’epoca.
La sua bellezza estetica, il suo fiuto incomparabile, la sua affidabilità, il temperamento dolce ed affettuoso fanno del Bracco Italiano un vanto per la storia dell’allevamento cinofilo in Italia ed è da considerarsi  una delle più antiche razze da ferma insieme con gli Spaniels.

Il Bracco Italiano: tutto quello da sapere

Di costituzione forte e armonica e con un aspetto vigoroso, il Bracco Italiano è un animale dalle doti uniche, che apprende facilmente, purchè l’addestramento avvenga senza forzature.
E’ un animale dolce e sensibile, dal portamento molto fiero, intelligentissimo ed ubbidiente. Ha un carattere affettuoso ed espansivo, particolare che lo rende adatto anche come cane da compagnia.
Nell’attività venatoria si adatta magnificamente ad ogni tipo di terreno e di selvaggina, è riflessivo ed ha un altissimo senso della ferma. Ha un’andatura di trotto lungo e veloce, con qualche fase di galoppo. Per natura é anche un ottimo riportatore. Non è un cane iperattivo, ma necessita di quotidiana attività fisica nei parchi o nei giardini dove può esser lasciato libero di andare.
Gode di ottima salute per la sua eredità genetica di animale rustico, ma avendo una pelle piuttosto grassa c’è una certa disposizione ad alcune malattie dermatologiche del cane. Per ovviare a questo problema deve seguire l’alimentazione sana e controllata, mentre le orecchie, che sono grandi e pendenti, devono essere pulite accuratamente una volta la settimana.

Il Bracco italiano: da due uno e poi ancora uno

Dopo secoli di notorietà il Bracco, vanto delle razze canine italiane, fu vittima a partire dal 1800 di una fase di decadenza avvenuta a causa dell’abbandono della cura di questa razza da parte dei nobili, che tralasciarono progressivamente la pratica della caccia.
In aggiunta, dopo lo scoppio della prima guerra mondiale, molti allevamenti sparirono e questo cane rischio di estinguersi. Per ridare consistenza alla razza si decise allora di procedere con un rinsanguamento.
Fino al 1923, infatti, il Bracco Italiano era allevato in due tipologie differenti: il bracco leggero o bracchetto, più’ agile e adatto a territori montuosi ed il grande bracco, detto nobile, che cacciava prevalentemente nei terreni pianeggianti e paludosi. Le due razze furono unite ed fine della seconda guerra mondiale questa linea di sangue era quasi distrutta, sia qualitativamente che numericamente.
Successivamente solo grazie a due veri cinofili amanti della razza, Ciceri e Amaldi, si andarono a recuperare alcuni soggetti “integri”  e definire i tratti che oggi contraddistinguono lo standard del Bracco Italiano. Se decideste di comprarne uno ricordate di affidarvi ad un allevamento serio, il cui elenco si può trovare su  braccoitaliano, oppure di valutarne sempre i colori se acquistato da un privato.  Gli unici ammessi sono il bianco arancio ed il roano marrone, altrimenti non è un Bracco…è un’altra cosa.

Fonti: http://www.dogexpress.in/dog_breed/bracco-italiano

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