L’Italia è terra di bracconaggio e il fenomeno per chi vive in rumorose ed inquinate città è comprensibilmente difficile da cogliere nella sua interezza.
Per bracconaggio si intende ogni forma di uccisione o cattura di animali selvatici al di fuori delle possibilità previste dalla legge ed in un paese che vanta una biodiversità straordinaria e una tradizione alle attività venatorie, il fenomeno è diffuso in modo omogeneo su tutto il territorio anche se sono state individuate almeno sette aree in cui la caccia di frodo risulta particolarmente intensa.
Le vittime prescelte del bracconaggio sono quasi sempre gli animali appartenenti alle specie protette, in particolare volatili, soprattutto uccelli migratori per il 68%, mammiferi per il 26%, ed in misura minore anche pesci.
Ogni anno vengono decimati pettirossi, cince, fringuelli, pispole, frosoni, tordele, cardellini, ma anche rapaci notturni come gufi, gheppi, sparvieri, falchi pellegrini ed aquile reali, per non parlare di lupi, martore, camosci e orsi.
Con un giro d’affari che vanta numeri di tutto rispetto, il bracconaggio muove anche un discreto indotto costituito da armi da caccia e munizioni, abbigliamento tecnico e supporti e accessori per la caccia di frodo.

Il bracconaggio: ovunque ed in ogni modo

Il bracconiere è solitamente un cacciatore ed è inutile voler ridefinire, riscrivere e giustificare il profilo di chi commette questi reati. Molto spesso la cattura degli animali si svolge a scopo alimentare o commerciale e molte delle specie cacciate vengono vendute illegalmente a ristoranti compiacenti, che servono specialità gastronomiche vietate. Ma nella maggior parte dei casi si tratta di puro divertimento, a metà tra sport ed attività ricreativa.
Purtroppo le specie protette vengono uccise brutalmente con l’inganno e le tecniche del bracconaggio sono sempre più ingegnose e subdole.
Richiami elettromagnetici per attrarre più facilmente gli uccelli a portata di fucile, lacci, trappole a scatto, cappi, reti, archetti e tagliole per grossi mammiferi, che lasciano spesso gli animali agonizzanti per ore.
La caccia di frodo di uccelli acquatici avviene per esempio in bacini idrici artificiali con annesso “bunker” in cemento o in ferro con tettoia scorrevole in metallo, che vengono affittati ai bracconieri per un costo che oscilla dai 6000 ai 12000 euro annui con un giro d’affari ipotizzato di oltre un milione di euro. Il bracconiere, infatti, caccia ovunque e con ogni mezzo.
Le sue aree preferite sono quelle con divieto, definite aree di ripopolamento faunistico, ed agisce 365 giorni all’anno. Predilige la caccia notturna e quando non usa trappole è spesso dotato di fucili alterati, contenenti più di 3 colpi e muniti di silenziatore.
Molti degli incendi dolosi che ogni anno affliggono il nostro paese – anche e soprattutto in aree protette – sono adducibili a loro. Il fuoco serve a spingere gli animali in determinate zone e prepara il terreno a battute notturne a bordo di jeep.
Modalità simili si riscontrano anche analizzando il bracconaggio ittico praticato quasi esclusivamente da persone originarie dell’est Europa e residenti nei nostri territori.
Il fenomeno è in forte espansione soprattutto nella zona del Delta del Po, dove rappresenta una seria minaccia per l’ecosistema ittico e per la salute ambientale.
I pesci catturati vengono pagati a buon prezzo da aziende produttrici di mangimi per animali, come crocchette per cani e gatti. I metodi di pesca dei bracconieri sono spesso molto invasivi ed utilizzano scariche elettriche, sostanze chimiche ed enormi reti che danneggiano l’habitat fluviale e  compromettono  la pesca sportiva.

Il bracconaggio: fermarlo per il bene comune

Quali sono i black-spot del bracconaggio italiano? Il Delta del Po,  le Prealpi lombardo-venete, la Sardegna meridionale, le coste pontino-campane e quelle pugliesi,  la Sicilia occidentale e lo Stretto di Messina.
Ma il  fenomeno del bracconaggio continua ad essere sottovalutato e malgrado si tratti di un reato ai danni dello Stato e dell’ intera collettività, non vi è una percezione diffusa della gravità di questi fatti.
I controlli  e gli arresti effettuati dalle forze dell’ordine, che spesso lavorano in condizioni disagiate ed in sottorganico nulla possono se non vi è certezza della pena.
Non è un caso che tutti i tentativi di modificare le leggi sulla caccia, promosse da associazioni ambientaliste ed animaliste,  si siamo poi pardossalmente risolti con la depenalizzazione dei reati, rendendo efficaci i sistemi di controllo e di repressione dell’illegalità.
Basterebbe tener conto al legificatore che non a caso i cacciatori italiani sono famosi per la loro voracità  anche durante i viaggi all’estero. Esempio emblematico è quello dell’ Albania, che ha sospeso la caccia sul proprio territorio per due anni a causa dei massacri compiuti dai bracconieri e cacciatori italiani.  Lì orami orso bruno e aquile sono solo un ricordo.

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