“Non ci sono più le stagioni di un tempo!” Il cambiamento climatico è infatti ben più di una sensazione, ma un dato di fatto che nessuno, nella comunità scientifica,  mette più in dubbio.  I dati e le proiezioni dell’IPCC (Intergovernmental Panel on Climate Change), che opera dal 1988 sotto l’egida dell’ONU, mettono in evidenza una tendenza al riscaldamento della Terra di cui è in discussione solo l’entità. All’origine del fenomeno sta l’industrializzazione del mondo, che a partire dall’Ottocento, ha richiesto un immenso utilizzo di combustibili fossili i quali hanno contribuito ad alterare le dinamiche climatiche.  Fino ad ora i costi per gli interventi preventivi hanno frenato la politica, ma è chiaro che se non si agisce subito, quelli economici e umani saranno enormemente più alti:  basti pensare a Paesi le cui città costiere divengono inabitabili,  in cui l’agricoltura collassa, in cui si verificano fenomeni di desertificazione, carestie, migrazioni di interi popoli.

Cosa succederà in Italia?

Attualmente non è possibile valutare l’impatto del cambiamento climatico nel nostro Paese, regione per regione,  ma secondo le stime relative all’area Mediterranea, dovrebbe verificarsi un sensibile riscaldamento, che  sarebbe più pronunciato d’estate e che alla fine del secolo potrebbe raggiungere i 4 -5 gradi di incremento medio stagionale rispetto alla fine del Novecento. L’aumento medio della temperatura massima raggiungerà 5 gradi nella stagione estiva, 3 in primavera e 2 nelle altre stagioni. L’aumento delle temperature minime sarà più intenso durante l’estate e l’autunno, con valori fino a 4 gradi, mentre per l’inverno l’aumento stimato è di circa 3 gradi.  Aumenterà la variabilità fra anno e anno  e con essa gli eventi climatici estremi quali siccità, ondate di calore, nubifragi.  Le piogge si ridurranno su tutta la penisola in estate (anche del 30%) e, in maniera minore, in primavera e in autunno. Durante l’inverno le precipitazioni aumenteranno sull’Italia settentrionale e diminuiranno su quella meridionale; periodi di siccità e di forti precipitazioni si alterneranno, e una contrazione della disponibilità di acqua interesserà l’intero bacino Mediterraneo.
Le montagne saranno  le più colpite dal cambiamento climatico in Italia. Sulle Alpi del nostro paese è in atto da metà Ottocento un ritiro generalizzato dei ghiacciai e la temperatura, negli ultimi ottant’anni, ha fatto registrare un incremento quasi doppio rispetto alla media. Gli Appennini,  nel corso di questo secolo, subiranno una progressiva disgregazione degli ecosistemi forestali, poiché solo poche specie potranno migrare in aree più adatte ai mutati scenari climatici, mentre la maggior parte di esse sarà destinata a scomparire, almeno a livello locale.

Il cambiamento del clima nelle città

Le città sono i luoghi più vulnerabili al cambiamento climatico in Italia. A rischio sono in particolare le aree costiere abitate e le sue infrastrutture, come i porti, a causa dell’innalzamento del mare. Ma anche il mutato regime delle precipitazioni avrà invece conseguenze sulle reti fognarie e sui sistemi di depurazione delle acque.  Infine le ondate di calore (chi non ricorda quella che perseguitò l’intera estate del 2003), di cui si attende un’intensificazione in un futuro prossimo, colpiranno soprattutto la popolazione più debole e anziana che tipicamente vive nelle città. Diventa quindi imperativo attuare  sia politiche finalizzate al risparmio energetico a qualsiasi livello (città, quartiere, singoli edifici) sia veri e propri piani di adattamento alla nuova realtà capaci di saldare cittadinanza e amministratori nella sfida più impegnativa che attende le aree cittadine durante questo secolo.

Nonostante tutto c’è ottimismo

Il futuro che ci attende è inquietante, ma non ineluttabile. Dipende dalle iniziative che verranno prese per evitarne almeno gli aspetti più negativi e fortunatamente i segnali che arrivano dal recente G7  sono incoraggianti poiché la comunità mondiale ha finalmente recepito la minaccia del cambiamento climatico e d è intenzionata ad avviare politiche tese a limitare l’entità del danno con l’obiettivo di contenere dell’aumento della temperatura globale entro i due gradi.

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