Le origini del cavallo maremmano sono legate al territorio della Maremma tosco-laziale e testimoniate fin dal tempo degli antichi Etruschi attraverso affreschi, sculture e decorazioni. Da sempre, infatti, questo equino rappresenta la civiltà agraria della bassa Toscana, un luogo malsano e paludoso nel quale – un tempo –  potevano resistere solo allevamenti allo stato brado o semi brado di razze rustiche.
E sono state proprio le particolari condizioni ambientali della Maremma e l’intervento dell’uomo, che hanno contribuito a selezionare il cavallo maremmano, un animale dalle caratteristiche fisiche e caratteriali straordinarie, la cui fama e il cui mito si sono sempre legate alla figura dei butteri, i mandriani toscani preposti alla cura del bestiame ed alla doma, ed i veri custodi degli antichi segreti di questo mestiere.

Il cavallo maremmano: la nascita di una leggenda

Il cavallo maremmano nasce allo stato brado. Fu uno dei soggetti principali che concorsero allo sviluppo della civiltà etrusca. Va però ricordato che l’Italia fu sempre, nei lontani secoli passati, terra di invasione e conquista e per questo motivo sono state molte le razze importate dall’estero tanto che nel 1800, il Sanson, illustre studioso francese, propose l’ipotesi che le origini del cavallo maremmano andassero considerate germaniche, un animale disceso con le invasioni barbariche alla caduta dell’Impero Romano.
Ciò che è sicuramente certo è che nel corso dei secoli ci furono diversi incroci genetici, dettati essenzialmente dalle esigenze lavorative, belliche e alimentari dell’uomo.
Nel XVI secolo, infatti, questa razza equina era molto apprezzata nello Stato Pontificio per la proverbiale mole, resistenza e robustezza che si impiegava bene per il trasporto delle carrozze, mentre nel Granducato di Toscana si selezionarono cavalli maremmani di colore baio e più leggeri, incrociandoli con purosangue arabi.
E per questo motivo durante tutto il Rinascimento, la Maremma venne eletta a terra dell’allevamento di cavalli.
Da Pisa e San Rossore fino ai monti dell’Uccellina, passando per la fascia costiera, si potevano incontrare solo equini che pascolavano allo stato brado. Purtroppo nel 1800, in seguito al decadimento delle grandi opere di bonifica intraprese nei secoli precedenti, questi territori tornarono ad essere malsani ed inospitali, dove malaria e brigantaggio regnavano sovrani ed influenzando cosi negativamente la condizione dell’allevamento del cavallo maremmano, che subì un consistente tracollo.
Con l’avvicinarsi della prima guerra mondiale lo Stato, che nel frattempo aveva istituito i Regi Depositi Stalloni, divenne il maggiore acquirente di cavalli maremmani, imponendo un poderoso rinsanguamento con stalloni miglioratori di Purosangue Inglese ed Orientali, che ne elevarono la statura e ne ingentilirono l´aspetto, pur mantenendo la caratteristica rusticità.
Dopo la seconda guerra mondiale l’allevamento del cavallo maremmano subì un nuovo fermo e si salvò dall’estinzione grazie alla volontà degli allevatori toscani e laziali, alla fondazione dell’Associazione di Razza ed alla creazione nel 1980 del Libro Genealogico affidato all´ANAM (Associazione Nazionale Allevatori Cavallo di Razza Maremmana) con lo scopo di controllare e sviluppare una razza esclusivamente italiana, riconoscendo in 4 stalloni i capostipiti della razza: Otello (Maremmano nato nel 1927), Aiace (Purosangue inglese, 1926), Ussero (razza Moscati, degli anni ’20) e Ingres (Purosangue, 1946).

Il cavallo maremmano: un’animale dalle caratteristiche uniche

Un antico proverbio sul cavallo maremmano recita “ poca biada, molta strada” e ciò che colpisce di più tra le caratteristiche di questo equino è la frugalità e la resistenza
La fierezza ed il coraggio. E’ vivace, ma docile ed eccelle nel salto ad ostacoli ed essendo un ottimo cavallo da sella è l’ideale anche per il trekking. L’incrocio con il purosangue inglese lo ha ingentilito nell’aspetto, regalandogli maggiore altezza e slancio, riducendo l’antico e massiccio volume della testa. La peculiarità principale di questo animale resta però la sua straordinaria capacità di creare un rapporto molto forte con il suo cavaliere e per averne conferma basterà chiedere a quel manipolo di butteri sopravvissuti allo scorrere del tempo, che ancora caparbiamente mantengono viva la tradizione antica della cura e dell’allevamento del bestiame.

Fonti: http://tasteoftuscany.org/trekking-maremma-a-cavallo/

http://www.asei-equitazione.it/page/14/

/http://fattoriamaremmana.com/butteri-maremma-toscana/

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