“Il Chianti si impone di gran lunga come il più grande dei vini, detiene il primato di vino più conosciuto al mondo, più ancora dello Champagne e del Bordeaux”. A scrivere queste parole è stato Burton Anderson, celebre giornalista ed enologo americano, a cui spetta il merito di aver fatto conoscere negli USA l’ eccellenza del vini italiani, lui che non ha mai nascosto la sua personale passione per il Chianti, vino italiano per eccellenza.

Il Chianti è un ottimo vino, ma non tutto il buon vino è Chianti

Dalle parole di Anderson si comprende bene il motivo per cui gli americani sono soliti chiamare “Chianti” qualsiasi bottiglia di buon vino italiano. Tuttavia, come sarà noto agli appassionati, il Chianti è un buonissimo vino D.O.C.G. prodotto in Chianti, una florida zona della Toscana, delimitata a nord dai dintorni di Firenze, ad ovest dalle vallate della Pesa e dell’Elsa, a est dai monti del Chianti e a sud dalla città di Siena. Ma non tutto il vino prodotto in Chianti è Chianti Classico, ovvero D.O.C.G. Per avere diritto alla denominazione devono anche essere rispettate tutte le regole previste dal disciplinare di produzione, che stabiliscono le condizioni e i requisiti necessari perchè un vino possa fregiare della D.O.C.G. Chianti Classico. Oltre alla zona di origine, un requisito fondamentale riguarda i tipi di uva che vengono impiegati per la produzione del vino – che prevede una percentuale minima dell’80% di Sangiovese, il vitigno a bacca rossa tipico della zona.

Storia del Chianti, un vino antichissimo

La vite arrivò in Chianti con gli Etruschi come testimoniano alcuni vasi attici del VI secolo a.C. ritrovati a Castellina in Chianti, non sappiamo, però, quali vini si producessero all’epoca. Durante il periodo dei Medici il territorio del Chianti visse un periodo di prosperità e di pace. Sono questi gli anni in cui si diffonde la coltivazione delle vigne e si comincia a produrre il vino. Per molto tempo il termine Chianti resterà riferito genericamente al nome di “vermiglio” o “vino di Firenze”, noto per la sua freschezza e la sua vivacità.

Poi lentamente le cose cambiarono e per Chianti si cominciò a intendere tutto il vino che proveniva dalle migliori zone della Toscana e qualche volta addirittura da regioni confinanti. Fu il Granduca Cosimo III con un editto del 1716 a formulare il primo disciplinare del Chianti per regolamentare la zona di produzione. Nel bando si leggeva di pene severe per casi di contraffazione e traffico clandestino. Una apposita congregazione era stata designata per vigilare che i vini toscani fossero muniti di garanzia. Ma dobbiamo aspettare la seconda metà del Settecento perché l’Accedemia dei Georgofili iniziasse a sperimentare la mescolanza tra diversi tipi di vitigni individuandone le caratteristiche prima di procedere alla vinificazione.

Tra il 1834 ed il 1837 Bettino Ricasoli trovò l’uvaggio più idoneo per produrre il Chianti e ne riferì in una nota conservata presso l’Accademia dei Georgofili, una miscela di uve nere e bianche 70% di Sangiovese per il corpo ed il colore, 15% di Malvasia per l’acidità e la finezza, 15% di Canaiolo per il profumo e la dolcezza, il tutto fermentato in due fasi successive. Nel maggio del 1924, 33 produttori della zona fondarono il consorzio, chiamato Gallo Nero, con lo scopo di tutelare il vino Chianti e il suo marchio. Dal 1924 al 1967, il Consorzio sostenne lunghe battaglie per ottenere il riconoscimento esclusivo, secondo il quale i vini provenienti dal territorio del Chianti dovevano essere distinti dagli altri vini prodotti in altre zone della Toscana. Nel 1967, il Chianti Classico fu tra i primi vini italiani la denominazione di origine controllata e nel 1984 quella controllata e garantita.

Oggi la produzione di Chianti Classico si aggira ogni anno, mediamente, intorno ai 270/280.00 ettolitri, con una resa media di poco superiore ai 40 ettolitri. Gran parte del vino prodotto viene commercializzato imbottigliato ed il 65/70% circa esportato.

Questa la storia del Chianti, storia di passione e eccellenza tutta italiana.

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