Il Chianti festeggia 300 anni di storia e il suo territorio si candida a divenire Patrimonio Unesco. Questo vino, tra i più noti al mondo, prende infatti nome da una delle zone più belle della Toscana, situata in media e alta collina fra il bacino dell’Arno, a Sud di Firenze, e quello dell’Ombrone, a Nord di Siena. Storicamente la regione, il cui nome, di origine probabilmente etrusca, sembra comparire nei documenti solo nell’VIII secolo, corrisponde al territorio dell’antica Lega del Chianti, una circoscrizione amministrativa del contado fiorentino con propri statuti, formata dagli odierni comuni di Radda, Castellina e Gaiole, il cui stemma, un gallo nero su fondo oro, è diventato il simbolo del vino Chianti Classico.

Il Chianti: storia e fortuna di un nettare rosso rubino

La storia del Gallo Nero più famoso al mondo risale al 1716, quando furono emanati due bandi da parte di Cosimo III Granduca di Toscana; il primo fissava, in modo preciso, i confini delle zone di produzione del vino Chianti, con particolare attenzione alle aree più pregiate, mentre il secondo descriveva una sorta di disciplinare.
I bandi non solo diedero al Chianti un primato duraturo, ma ne garantirono anche una sorta di tutela, giacchè fino ad allora in nessuna altra parte del mondo si era individuata legalmente l’area di produzione di un vino pregiato.
La composizione del Chianti andò comunque perfezionandosi nella prima metà dell’Ottocento. Bettino Ricasoli, dopo numerosi esperimenti condotti nei vigneti del Castello di Brolio, riuscì ad individuare quello che lui riteneva essere la miscela di uve ideali per fare il Chianti.
Il vino prodotto con tali criteri, non tardò uscire dai confini della Toscana, divenendo sempre più apprezzato sia in Italia che in Europa, soprattutto in Inghilterra. Dal 1984 il Chianti DOCG è un vino a denominazione di origine controllata e garantita, declinato secondo la zona di produzione in Montalbano, Rufino, Colli senesi, Colli aretini, Colline pisane, Colli fiorentini.
E’ prodotto con uve di vitigno Sangiovese a cui possono essere addizionati vini Cabernet Franc e Cabernet Sauvignon, fino a un limite massimo del 15% e altre uve toscane a bacca chiara o rossa per un massimo del 10%. La gradazione alcolica del Chianti, il Chianti Classico per intenderci, deve avere una gradazione alcolica minima di 12° e deve essere invecchiato per 11 mesi. Per il Chianti Riserva, la gradazione sale a 12,5° con un invecchiamento minimo di 24 mesi, di cui almeno 3 di affinamento in bottiglia.

Il matrimonio felice tra il Chianti e cibo

Uno dei pregi del Chianti è la sua grande capacità di abbinarsi al cibo grazie al suo gusto asciutto, che permette di accompagnarsi a svariate pietanze, dalla carne al pesce. Trionfa se abbinato ad una bistecca alla fiorentina, ma sposa anche le grigliate di pesce azzurro e ovviamente i classici piatti della tradizione toscana come il cacciucco alla livornese, la zuppa di fagioli bianchi, il peposo, la trippa alla fiorentina e un buon piatto di pici al ragù di Chianina. Il Chianti Riserva, dal gusto morbido ed equilibrato, può essere abbinato a piatti importanti come arrosti, grigliate di carne, spezzatino di agnello, lepre in salmì e, rimanendo in Toscana, a salumi come la finocchiona o il cibreo, alla zuppa di fegatelli e creste di gallo fiorentina, oppure al pregiato pecorino di Pienza.

Fonti: http://ilcasello.it/attivita/la-zona-del-chianti
https://www.chianti.com/it/

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