Il Gatto Sacro di Birmania, è tra i felini domestici, sicuramente uno dei più belli. Con un nome evocativo, ci ricorda l’ intrinseco rapporto tra uomo e gatto, sopravvissuto qui in occidente, a secoli e secoli di superstizioni oggi fortunatamente superate. Questi animali, amati o odiati che furono in passato, hanno sempre rappresentato un ponte con il mondo dell’invisibile, del sacro, dell’occulto. Forieri di sventura o epidemie, ambasciatori del maligno o vere e proprie divinità come nell’antico Egitto, questi felini hanno sempre fatto parte della storia dell’uomo, ma il Gatto Sacro di Birmania potremmo definirla una razza recente, con una storia tutta sua e sulla cui origine vi sono diverse fonti e qualche leggenda.

Il Gatto Sacro di Birmania tra verità e fantasia

Il Gatto Sacro di Birmania e’ una razza pregiata. Originario di un paese con forte propensione alla spiritualità, politeista e credente nella reincarnazione delle anime, la sua storia e’ legata a Tsun Kyan Kse, dea della trasmigrazione che cambio’ questo animale da gatto bianco con occhi gialli a dorato con occhi blu, incarnando nel suo corpo l’ anima dei fedeli monaci a lei devoti morti in suo nome. In Europa l’ apparizione del Gatto Sacro di Birmania con il suo nuovo standard di razza avvenne intorno al 1920, esattamente in Francia. Le cronache raccontano di una coppia di birmani donati dal monaco Yotag Rooh-Ougji a due francesi, Auguste Pavie e a suo marito, il maggiore Gordon Russel, di stanza in Birmania con il compito di proteggere i templi di Lao Tsun, in segno di riconoscenza. Un’ altra fonte riporta la versione che fu l’ industriale Cornelius Vanderbilt, a portare con sé una coppia di birmani, acquistati da un inserviente del tempio di Lao Tsun. Nel 1950 al gatto birmano venne cambiato il nome in quello attuale e nel 1960 venne riconosciuta ufficialmente la razza.

Le caratteristiche ed il carattere del Gatto Sacro di Birmania

Nulla a che vedere con il famoso Romeo degli Aristogatti della Walt Disney, il Gatto Sacro di Birmania vanta una eleganza innata, un portamento regale, una intelligenza viva, e’ docile ed affettuosissimo, non ama la solitudine e si adatta benissimo alla vita in appartamento. Gli allevatori riconosciuti Anfi  e FIFE lavorano costantemente sulla selezione di razza o eugenetica perché questi tratti caratteriali vengano conservati e tramandati di generazione in generazione. Fisicamente questo felino colpisce per la straordinaria bellezza dei suoi ovali occhi blu, il fisico massiccio, la morbidezza del manto setoso e con pelo semi lungo. La coda e’ portata a pennacchio. Il mantello e’ chiaro con punte scure dette points che si concentrano su muso orecchie, zampe superiori e coda. Sua caratteristica unica e’ quella che le estremità delle zampe, chiamate “guanti“, sono le uniche parti del corpo con peli bianco latte. I guanti sono la caratteristica distintiva del Gatto Sacro di Birmania, stabilito dalla F.I.Fe. che ne sancisce l’esistenza. In Italia vi sono alcuni allevamenti molto seri ed accreditati di questa razza. Il crescente interesse per il mondo delle Expo Feline e Mostre di Gatti, e degli animali in genere, ha contribuito ad una riscoperta e rivalutazione che questi hanno nella nostra vita. Non più solo un animale domestico da alimentare a crocchette ed al quale sostituire la lettiera, ma un vero e gioioso compagno di vita che fa, soprattutto del Gatto Sacro di Birmania, una delle migliori scelte che possiate fare, qualora aveste deciso di trovarvi un nuovo amico.

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