Il grano, conosciuto anche come frumento, è una pianta del genere Triticum appartenente alla famiglia delle Graminacee ed è quella che meglio racconta la storia dell’umanità . Coltivato già circa 10.000 anni fa, quando l’uomo da nomade, cacciatore e raccoglitore si trasformò in stanziale ed agricoltore, il grano sembra abbia avuto origine nella “Mezzaluna fertile”, anche se le opinioni di diversi autori del passato sono discordanti. A testimonianza dell’importanza che ebbe per lo sviluppo del genere umano, molti popoli antichi lo ritenevano un dono degli dei. A Roma si venerava Cerere, da cui il nome cereale, che veniva sempre rappresentata con una corona di spighe e un cesto colmo di grano, in Grecia Demetra ed in India Brahma.

Il grano: da pianta spontanea a coltivazione

Il grano utilizzato e consumato oggi è il prodotto di una selezione avvenuta nel corso di millenni e quello che coltiviamo in questi tempi moderni si è originato dal farro selvatico,  che si incrocio’ spontaneamente con delle graminacee del genere Aegilops. Il grano duro, coltivato prevalentemente nel sud Italia, detto anche Triticum durum, e’ ricco di glutine ed ha un valore proteico superiore a quello tenero. I chicchi, scientificamente chiamati cariossidi, hanno consistenza vetrosa e macinati danno la semola che viene utilizzata soprattutto per la pasta ed alcuni tipi di pane come quello di Altamura con denominazione DOP. Il grano tenero, coltivazione largamente diffusa al nord e’ chiamato invece Triticum Aestivum. Da questo si ricava la farina per la panificazione, i dolci e la pasta fresca. L’Italia, paese a vocazione agricola, è il primo produttore di grano duro in Europa, ma non riesce a soddisfare la richiesta interna legata alla produzione della pasta di cui il 50% viene esportato. Ciò impone il ricorso all’ importazione, soprattutto da Francia e Paesi dell’ est Europa e serve anche a migliorare le nostre farine o semole che miscelate con quelle straniere danno solitamente un prodotto più ricco di glutine e meglio lavorabile a livello industriale.

Il grano: il recupero delle antiche sementi

Oggi l’ impoverimento del suolo, la siccità, il cambiamento climatico, i regimi alimentari sbagliati e la perdita della biodiversità, di cui ci eravamo già occupati in precedenza http://myqualitaly.it/i-frutti-antichi/  impongono un recupero immediato di alcune specie cerealicole. Nel 1927 in Italia si contavano 291 varietà di frumento e 98 di queste venivano regolarmente coltivate, ma nel corso degli anni fino ad oggi si è registrata la scomparsa di 250 di queste tipologie di grano. In quest’ ottica di preservazione e recupero sono partiti molti progetti di coltivazione con sementi dimenticati. In Cilento viene coltivato un grano tenero semi selvatico il Carosella, conosciuto già dai Romani, mentre in Sicilia, nella zona di Catania, si coltiva il grano duro Timilia, che i Greci impiegavano per la resistenza ai lunghi periodi di siccità tipici del clima del Mediterraneo. Nel 2014 il grano Saragolla Lucana, un frumento duro e’ stato il primo cereale recuperato ed iscritto al “Registro delle varietà vegetali” come ” varietà da conservazione”. Anche Expo 2015, ai cancelli di partenza, darà molto spazio nel Padiglione Italia, alla cereagricoltura nazionale che si occupa di investire nella biodiversità come opportunità per un agricoltura ecosostenibile e nel recupero di una tradizione che racconta la storia e la cultura del grano e dell’Italia. Non ci resta che provare. E chissà che il grano dei nostri antenati non solo migliori la nostra salute, ma ci faccia riscoprire il senso profondo del legame tra l’uomo e la terra.

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