Il lino, simbolo di divina purezza, è la più antica delle fibre tessili vegetali ed ha legato insieme tutte le civiltà del Mediterraneo. In Egitto era  coltivato e impiegato per la mummificazione dei Faraoni, mentre i Fenici, che compresero le grandi qualità di questa fibra, lo commercializzarono in tutto il mondo antico.
Di lino erano le vesti dei patrizi romani e greci, e sempre da questa pianta si otteneva un tessuto che era utilizzato anche come supporto per la scrittura.
Anche la Sacra Sindone conservata a Torino è un lenzuolo di lino: il Sudario di Cristo, filato e tessuto a mano, è stato realizzato con un disegno a spina di pesce.
Durante l’epoca di Carlo Magno si compre che questo materiale dava sollievo alle malattie della pelle ed in tutta Europa  la produzione di camicie e calzoni subì un’impennata.
Nel Medioevo la coltivazione del lino raggiunse la massima diffusione quando le Fiandre, con il loro clima umido, divennero uno dei principale centri di produzione e neppure l’introduzione del cotone da parte degli Arabi, attorno al 1300, arrivò ad offuscarne il predominio.
Nel Rinascimento questa fibra divenne simbolo di raffinatezza, raggiungendo il massimo dello splendore tra la fine dell’ottocento e l’inizio del novecento. Ben presto, con l’invenzione delle prime macchine per la filatura e la produzione intensiva del Nord America, il cotone cominciò a prevalere sul lino diventando la fibra più usata per la produzione di massa dei tessuti e l’utilizzo di questo materiale venne progressivamente abbandonato.

Il lino: quello europeo è il migliore

Oggi – malgrado sia ancora percepito come un materiale di alta qualità ed in grado di regalare un tocco di eleganza inconfondibile – il lino è la fibra tessile meno utilizzata a casua degli altissimi costi di lavorazione.
Soprattutto in Italia la coltura del lino è andata gradualmente in declino proprio per i costi di produzione che essa comporta, ma quello tessuto dai maestri italiani ha fili sottili come ragnatele, fino a quattro volte più leggeri della media. Pur tuttavia  il  lino di qualità migliore a livello mondiale, a fibra lunga e coltivato biologicamente secondo le direttive europee, viene dal Nord Europa, Belgio, Paesi Bassi e Normandia e viene utilizzato sia per i suoi semi che per fibra. Dalle varie parti della pianta si ricavano tessuti, carta, medicinali, cordame mentre dai semi  si ottiene sia la farina sia l’olio di lino, utilizzato come prezioso alleato contro l’ipercolesterolemia. È inoltre utilizzato dall’industria cosmetica come ingrediente base per la cura dei capelli e della pelle.

Il lino: forte come l’acciaio, fresco come il vento

Di tutte le fibre tessili naturali, il lino è tra le più resistenti  tanto che viene classificato immediatamente dopo gli acciai speciali.
Fibra morbida e flessibile,  più liscia del cotone, il lino non si degrada con’uso, è  antistatico, anallergico, non irrita la pelle ed è stata altresì dimostrata l’azione benefica che esercita per la remissione di talune affezioni dermatologiche.
Ha  grande conducibilità termica  ed  è quindi molto adatto per abbigliamento estivo, ma non tollera i trattamenti con candeggina. Rispetto a tutte le fibre tessili, il lino è la fibra che maggiormente rispetta l’ambiente. La sua coltivazione preserva il suolo, la trasformazione non nuoce all’ecosistema ed i prodotti che ne derivano sono biodegradabili.

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