Che sia bianco, color ocra, verde o rosso, il marmo per la geologia e la chimica non è altro che una pietra prevalentemente composta di carbonato di calcio, ossia un calcare, e il termine deriva dal greco antico μάρμαρος (mármaros), che significa “pietra scintillante”.
È impiegato sin dall’antichità come materiale per la scultura e per l’architettura. In questo senso il termine viene utilizzato per indicare anche altre pietre “lucidabili”, ossia le cui superfici possano essere rese lucide attraverso la levigatura, come granito, ardesia e travertino.
Il nostro paese è il secondo produttore mondiale di marmo e le formazioni marmifere italiane sono tra le più pregiate al mondo. Lo sfruttamento di questi giacimenti, la lavorazione e commercializzazione di questa pietra, inizio’ gia nel Neolitico, ma fu con l’Impero di Roma che il marmo divenne un materiale particolarmente prezioso, trovando ampio impiego per la realizzazione di opere architettoniche divenute celebri in tutto il mondo.

Il marmo italiano: i giacimenti più importanti

In Italia esistono diverse varietà di marmo. Sicuramente il più famoso e’ il marmo di Carrara, chiamato dai Romani “marmor lunense” perché, nell’antichità, il più importante centro di estrazione e imbarco del materiale era nella città di Luni.
In Toscana e precisamente nelle Alpi Apuane, vi sono i giacimenti marmiferi più grandi del paese. La pietra che qui si estrae varia da bianco perla fino a bianco sporco, ma può avere anche una tinta grigio tenue-bianca.
Nel Nord Italia, Verona è il centro più importante per l’estrazione e la lavorazione del marmo. Qui si ricava il Giallo Verona, il Verdello ed il famoso Rosso di Verona, il cui processo di formazione cominciò nell’era Giurassica, circa 150 milioni di anni fa, con l’inizio del processo di sedimentazione dei fondali marini, che sarebbero poi divenute le zone montuose a nord di Verona e i Monti Lessini.
È per questo motivo che nei lastroni del Marmo di Verona si possono spesso ammirare ammoniti fossili, particolare che rendono questa pietra molto ricercata.
A Sondrio, Bergamo e Brescia si estraggono i famosi Breccia d’Aurora, il Serpentino Verde ed il Botticino, conosciuto per le venature cromatiche sui toni bianco avorio, con il quale nel 1904 si rivestirono i colossali interni della Grand Central Terminal di New York.
In Friuli Venezia Giulia, nel Carso Triestino, dalla vena inesauribile della cava romana di Aurisina, di epoca imperiale, si estraggono i marmi Aurisina Granitello e Aurisina Roman Stone. Con questa pietra venne realizzata la costruzione di Aquileia tra il I sec. a.C. e il V sec. d.C.
In Sicilia si estrae il Perlato di Sicilia conosciuto anche con il nome di il Botticino di Sicilia. Le cave da cui si estrae il Perlato di Sicilia sono concentrate nella zona di Custonaci, in provincia di Trapani. È una pietra che si è formata nell’Era Mesozoica, che si distingue per robustezza e resistenza. Ha color avorio chiaro con riflessi perlati e
striature in marrone scuro e meno scuro. Le venature giallobrunastre derivano dalla presenza di minerali argillosi e ossidi di ferro nella struttura porosa della calcare, mentre le aree più scure, si sono originate dalla presenza di microfossili rimasti imprigionati nel marmo.

La crisi è finita: il marmo italiano torna a piacere

L’industria del marmo italiano torna a crescere sui mercati internazionali. Marmi, graniti e pietre naturali segnano un incremento del 3,2% grazie alle ordinazioni oltreconfine.
Un trend positivo rafforzato anche dalla vendita all’estero di tecnologie e macchinari per la lavorazione e l’estrazione del marmo, che ha registrato un 18,6 % in più rispetto agli scorsi anni. I materiali lapidei prodotti e lavorati in Italia conquistano nuovamente i mercati, e Stati Uniti, Brasile, Turchia e Germania si confermano i mercati di riferimento.
Come scriveva Michelangelo “Il marmo è come l’uomo, prima di intraprendere qualcosa, devi conoscerlo bene e sapere tutto ciò che ha dentro. Così, se in te ci sono delle bolle d’aria, io stò sciupando il mio tempo.”

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