In botanica, il mirto appartiene alla famiglia delle “Myrtacae” ed è un arbusto spontaneo che cresce rigoglioso nelle regioni mediterranee, in particolare in Corsica e Sardegna prediligendo terreni aridi e poveri. Questa pianta fu largamente utilizzata per le sue proprietà fin dall’antichità, ed i suoi fiori sono di colore bianco o roseo, mentre i frutti, le famose bacche di mirto, sono di colore nero-azzurro o rosso scuro. La loro maturazione avviene da novembre a gennaio, periodo nel quale si pratica la raccolta destinata alla realizzazione del liquore di mirto. A questa pianta sono attribuite proprietà antiinfiammatorie, balsamiche ed astringenti, ma l’impiego maggiore è come digestivo.

Il Mirto: la trasformazione da vino a liquore

La produzione ed il consumo di liquore di mirto è stata per molti secoli una pratica strettamente legata ai patriarcali contesti famigliari della Sardegna, ma è cosa nota che in un passato lontano nell’isola si producesse il “vino di mirto”, ottenuto lasciando fermentare le bacche in acqua o in altro vino con l’aggiunta di miele, al fine di ottenere una bevanda dalle ottime proprietà terapeutiche.
Era infatti nota, già con Ippocrate, l’importanza di macerare le erbe medicinali nel vino, ma viaggiando ancora nel tempo, qualcuno ha ipotizzato che il liquore di mirto della Sardegna derivi senza alcun dubbio dalla cultura biblica, giacche in Israele era una bevanda largamente diffusa.
Molto probabilmente giunse sull’isola attraverso i commerci dei Fenici ed al seguito di coltivatori ebrei, che si insediarono sul territorio dopo la Diaspora. Il mirto di Sardegna, cosi come lo conosciamo e apprezziamo sulle nostre tavole, sembra però apparso in tempi più recenti, attorno all’800, divenendo in poco tempo uno dei più amati prodotti tipici sardi. Oggi numerose aziende promuovono e commercializzano questa bevanda, anche se sopravvive in tutta la Sardegna la ricetta del mirto tradizionale. E non potrebbe essere diversamente, giacche questa pianta porta con se qualcosa di magico e misterioso quasi leggendario. Un’arbusto simbolico, sacro ad Afrodite, sinonimo di passione, fecondità ed amore e con cui ai poeti veniva cinto il capo, ed in circostanze particolari, sostituiva l’alloro sulle teste dei generali vittoriosi di Roma.

Il Mirto: la ricetta tradizionale

La preparazione artigianale del mirto vanta diverse ricette, ma lo schema base rimane quasi sempre invariato.
Dopo la raccolta delle bacche rosse, queste vanno accuratamente pulite, sciacquate ed asciugate.
Successivamente, si immergono in alcool puro a 95 gradi per un periodo che va dai 15 ai 40 giorni, in base a quanto forte si desideri ottenere l’infuso. Passato il periodo di macerazione, si procede alla pressatura delle bacche cosi che rilascino l’alcool assorbito. La bevanda ottenuta viene quindi filtrata attraverso un passino, a cui si aggiungerà uno sciroppo appena tiepido di acqua e zucchero. Il liquore dovrà quindi riposare per una settimana in un luogo buio prima di passare alla fase dell’imbottigliamento.
Terminato il procedimento, il liquore di mirto sarà pronto per essere consumato rigorosamente freddo ed a conclusione di un pranzo a base di piatti tipici sardi.

Fonti: http://www.nonnapaperina.it/wp-content/uploads/2014/09/liquore-al-mirto.jpg

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