Un gruppetto di case sui colli bolognesi, nei pressi di Monteveglio, dà il nome a uno dei più noti vini bianchi italiani, il Pignoletto. Sulle sue origini, molto si è scritto, identificandolo con il “Pino lieto” di cui parla Plinio il Vecchio nel I secolo d.C. oppure con le “uve pignole” di cui parla un noto trattato di agricoltura di metà Seicento. Quali che siano le sue origini, il Pignoletto è un vitigno tipico della regione Emilia Romagna, la cui qualità è assicurata da un dettagliato disciplinare di produzione.

Il Pignoletto: un  DOCG per ogni stagione

Il vino a denominazione di origine controllata e garantita “Colli Bolognesi Classico Pignoletto” deve essere ottenuto da uve provenienti da vigneti costituiti per almeno il 95% dal vitigno Pignoletto. E’ ammessa solo una minima integrazione di uve di altri vitigni idonei alla coltivazione nella regione Emilia-Romagna, presenti nei vigneti in ambito aziendale, fino a un massimo del 5%. La zona di produzione del vino DOCG comprende per intero il territorio dei comuni di Monte San Pietro e Monteveglio, in provincia di Bologna, e in parte quello di altri comuni nelle provincie di Bologna, Modena e dei colli Imolesi.

Il Pignoletto: fermo o frizzante si abbina con tutto

Si producono cinque tipologie  certificate: fermo, frizzante, spumante, passito, vendemmia tardiva.
Il Pignoletto fermo si presenta di colore giallo paglierino con riflessi verdognoli, profumo delicato e fruttato ed un sapore con contenuta acidità e giusta aromaticità, spesso con sentori amarognoli, tutti fattori fortemente legati alle caratteristiche del territorio di produzione, ricco di argille e arenarie.
Si degusta in bicchiere renano o tulipano. Il Pignoletto frizzante si produce in pianura e di collina, da Est a Ovest della regione. E’ un vino che propone sentori più freschi e fruttati e un’acidità più sostenuta, mentre conferma un gusto mediamente aromatico e spesso un finale amarognolo.
Il Pignoletto nella versione spumante è la naturale evoluzione della versione frizzante verso un prodotto che esalta le caratteristiche di freschezza e aromaticità del vitigno mantenendone integre le caratteristiche peculiari all’olfatto e al gusto che derivano dai terreni presenti nell’area di produzione e dal vitigno. Si degusta, come la varietà frizzante, in bicchieri flute.
Il Pignoletto passito e quello vendemmia tardiva sono frutto della ricerca enologica degli ultimi dieci-quindici anni. Dalle uve derivano vini amabili o dolci, caldi, di alta alcolicità totale e moderata acidità, armonici e vellutati con profumi delicati, dove il finale amarognolo viene annullato dall’appassimento.
Si bevono in un calice di piccole dimensioni con corpo ampio e apertura stretta in modo da favorire sia lo sviluppo degli aromi sia la loro concentrazione nel naso.
Il Pignoletto si abbina naturalmente ai tanti prodotti della cucina emiliano-romagnola, tra le più apprezzate del mondo.
Ideale con piatti di pesce, carni bianche e formaggi. Ottimo come aperitivo, per vivere al meglio una pausa di relax, grazie al gusto fruttato e leggero.
Perfetto con gli antipasti, in particolare con scaglie di Parmigiano Reggiano, tocchetti di Mortadella, salumi e prosciutto di Modena, affettati con strumenti adeguati a mantenute la tessitura del salume.
Eccellente per accompagnare i tortellini, è da provare insieme alle crescentine, fritte con leggerezza e abbinate ai classici formaggi, salumi locali e sottaceti. Grazie alle differenti versioni, con o senza bollicine, il Pignoletto può accompagnare un intero pasto fino al dolce; il vino va servito giovane, a una temperatura di 8-10 gradi che si può conservare usando una glacette o un secchiello. Un giro per il territorio di produzione, è raccomandato per apprezzare i formidabili prodotti enogastronomici di Bologna e Modena e per visitare, fra un sorso di vino e un aperitivo, due belle città ricche di arte e storia.

Fonti: http://pierluigipapi-addettostampa.blogspot.it/2016/07/6-luglio-calici-di-pignoletto-per-una.html

 

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