Secoli e secoli addietro, le abili mani di alcune monache, crearono il pizzo di Cantù. Carlo Annoni, uno storico di metà Ottocento, fa risalire l’origine del pizzo di Cantù all’XI secolo, quando Agnese di Borgogna, priora del monastero di Santa Maria di Cantù, avrebbe introdotto e insegnato questa attività. Le prime notizie documentate che attestano la lavorazione del pizzo di Cantù risalgono però alla fine del Quattrocento quando le monache benedettine di Santa Maria e le agostiniane di sant’Ambrogio producevano paramenti liturgici per le chiese cittadine. In seguito i merletti vennero sempre più apprezzati anche al di fuori dell’ambito religioso, e vennero realizzati capi di corredo e di abbigliamento per le nobildonne. Con il passare del tempo l’arte del pizzo fu insegnata alle signore canturine che a loro volta la tramandarono a figlie e nipoti che lo fecero diventare famoso e apprezzato come lo è ora.
Origini antiche, dunque, e in ambito monastico, per quella che oggi è una vera e propria arte affidata ad artigiane di ogni età, ma coltivata anche da tante appassionate di ricamo, che con pazienza e gusto creano decorazioni e complementi d’arredo di straordinaria finezza.

Il pizzo di Cantù: fuselli, tombolo e tanta abilità

Per i canturini, il pizzo di Cantù è semplicemente un pizzo. Per i compratori esteri sono i merletti italiani, ma la lavorazione è lunga e complessa e richiede pazienza e precisione.
Si tratta di un merletto creato dall’intreccio di fili di cotone, seta o lino, per la cui realizzazione occorrono alcuni semplici strumenti, fra cui, indispensabili, i fuselli, bastoncini in legno sagomato lunghi una quindicina di centimetri su cui vengono avvolti i fili; e il tombolo, un cilindro imbottito con crine collocato su una base che ne permette il movimento. Per realizzare il lavoro occorre inoltre un cartoncino su cui viene disegnata la traccia, che viene forato lungo le linee del tracciato e fissato al tombolo. Indispensabili anche molti spilli, necessari per fissare il pizzo sulla cartina e, utili, un piccolo uncinetto e una forbice con punte sottili e lame ben affilate. Per la realizzazione del pizzo di Cantù sono richieste quindi non solo le abilità tecniche della merlettaia, ma anche doti artistiche e buon gusto per inventare e progettare i disegni.

La Biennale Internazionale del Merletto

Il successo del pizzo di Cantù è oggi testimoniato anche dalle tante imitazioni che invadono il mercato, ma soprattutto dalle iniziative del Comitato per la promozione del Pizzo di Cantù, che promuove corsi ed eventi, e soprattutto organizza la Biennale Internazionale del Merletto, giunta alcuni mesi fa, alla XII edizione. L’appuntamento è imperdibile per gli appassionati del settore, che possono vedere e acquistare tutto l’occorrente per la realizzazione artigianale del merletto a fuselli e partecipare alle iniziative organizzate per l’occasione in diversi spazi espositivi della città.

Fonti:http://www.mostradelpizzo.it/delegazioni/novedrate/

http://www.panoramio.com/photo/312031

 

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