Sconosciuto ai più, il Pony di Esperia è un piccolo cavallo di montagna ed è una delle razze equine italiane. E’ originario del Lazio, tra le provincie di Frosinone e Latina, tra i monti Ausoni, Lepini ed Aurunci dove ha sempre vissuto allo stato brado, utilizzato per la soma e da carne.
Bello, rustico, veloce, frugale, resistente, vivace, fiero, piccolo di mole, dal mantello nero e brillante il Pony di Esperia, con un’ altezza minima al garrese di 138 cm nei maschi e di 132 cm nelle femmine, si è selezionato in un ambiente impervio e difficile tra paesaggi brulli e scoscesi.
Solo nel 1962 è stata riconosciuta ufficialmente come razza e 1993 è stato istituito il registro anagrafico presso l’Associazione Provinciale Allevatori di Frosinone, che ne ha stabilito lo standard di razza.

Il pony di Esperia: Annibale, i Saraceni ed un appassionato barone

Alcuni studiosi sostengono l’affascinante teoria che i Pony di Esperia derivino dai cavalli di Annibale che durante le guerra contro Roma si fermò a lungo in quelle zone, altri che siano stati introdotti nel Frusinate dai Saraceni che tra il IX e X sec. d.C. imperversarono con le loro incursioni nel territorio del Basso Lazio.
Certo è la prima documentazione storica del 1840, che ne spiega anche il nome (Esperia è una cittadina in provincia di Frosinone) che va attribuito al Barone Ambrogio Roselli, nobile latifondista della zona che per primo, appassionatosi di questo equini che vivevano piccole mandrie allo stato brado, tentò senza successo un miglioramento genetico della razza attraverso l’incrocio con cavalli di linea Salernitana.
Qualche anno dopo suo figlio, il Barone Silvestro acquistò 5 cavalli di razza araba provenienti dal Nedjid, per tentare nuovamente un miglioramento della linea di sangue con i cavalli indigeni e da qui iniziò la storia del cavallino di Esperia. Questo fortunato incrocio incrementò il numero di capi, ma durante i tristi eventi della seconda Guerra mondiale che interessarono la zona di Cassino, teatro di guerra tra Alleati e Tedeschi in ritirata, i Pony di Esperia rischiarono l’estinzione venendo razziati dalle truppe marocchine o usati per bonificare il territorio dalle mine.

Il pony di Esperia: un cavallino dalle grandi possibilità

Del Pony di Esperia alla fine della guerra non rimasero che pochi esemplari, ma già nel 1962 la popolazione di questi equidi si era ricostituita. Grazie al costante impegno di Domenico Lancia, imprenditore agricolo di Rocca d’Arce, Presidente dell’Unione Agricoltori della Provincia di Frosinone, nel 1979, questi cavallini debuttarono a Fieracavalli di Verona.
Sono animali indicati per l’impiego sportivo in diverse discipline equestri, coraggiosi ed equilibrati e da non molto il Pony di Esperia è stato approvato dalla FEI – Federazione Equestre Internazionale come razza di Pony, in grado quindi di partecipare a manifestazioni agonistiche nazionali e internazionali. Ma malgrado l’impegno, come quello dell’Associazione R.A.R.E. che promuove la tutela di molti esemplari a rischio del patrimonio zootecnico italiano, ancora oggi poche sono le strategie ed azioni per la conservazione e valorizzazione del Pony di Esperia, che rappresenta un grande valore in termini di biodiversità animale. Due Università, la Facoltà di Medicina Veterinaria dell’Università di Pisa e quella di Milano, hanno promosso uno studio etologico su questa razza, che conserva eccezionali caratteristiche di purezza comportamentale derivanti dal suo stato brado e scarsa frequentazione con l’uomo e i risultati sono stati sorprendenti. Questi cavallini, inizialmente diffidenti, hanno sviluppato in breve tempo un totale rapporto di fiducia e collaborazione con l’addestratore e gli studi sulla loro genetica hanno stabilito che sono completamente puri ed autoctoni. Insomma dei veri equini italiani. Il loro isolamento e la loro condizione di animali selvatici allo stato brado, li rende però vulnerabili. Negli ultimi anni si sono moltiplicati gli attacchi di branchi di lupi a queste mandrie e pochi provvedimenti per la tutela di del Pony di Esperia sono stati presi. Una vera incapacità a proteggere questa razza ed il suo patrimonio genetico autoctono. Oggi gli esemplari sono circa 800.

Fonti: https://cavallo2m.wordpress.com/category/cavalli-in-vendita/page/39/
http://www.appenninoacavallo.it/itinerari.php?id=42
http://innovative-behaviour.org/en/Example_turning%20_stones

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