Leggero, fruttato e frizzante, il Prosecco fino a qualche decennio fa era il vino dei Veneti, quello da gustare in compagnia prima o durante i pasti, la famosa “ombra” che predisponeva l’appetito senza intorbidire i sensi, il brutto anatroccolo tra i grandi vitigni della regione.
Un vino minore, divenuto IGT negli anni ’90 e DOC dal 2009, che per una serie di fortunate coincidenze e tanta professionalità da parte dei viticoltori veneti e’ riuscito a conquistare i mercati esteri, sorpassando  il cugino Champagne per numero di bottiglie vendute nel mondo.

Cosa sapere sul Prosecco

L’area di produzione del Prosecco DOC si trova nel Nord Est dell’Italia, esattamente in Veneto e Friuli. Treviso, Venezia, Vicenza, Padova, Belluno, Gorizia, Pordenone, Trieste e Udine, sono i cuori pulsanti della produzione. All’interno di questa zona DOC, spicca l’area della DOCG, compresa nella Marca Trevigiana, esattamente
tra Treviso, Conegliano e Valdobbiane, un cui approfondimento e’ possibile su www.prosecco.it
Il Prosecco si ricava da uve bianche, dai lunghi grappoli e acini dorati, il cui vitigno fino al 2009 aveva nome Prosecco dall’omonimo toponimo, una frazione vicino Trieste sull’Altopiano del Carso, terra della grande tradizione vinicola italiana. In queste zone abbonda, infatti, il vitigno autocnono Glera, le cui bacche costituisco 85% del Prosecco.
La nascita storica del vino, quindi, ci riporta  al Friuli-Venezia Giulia. La modifica del nome del vitigno, da Prosecco a Glera, voluta nel 2009 dall’allora Ministro dell’Agricoltura Luca Zaia, venne introdotta proprio per non confondere il vitigno con il vino, tutelando maggiormente i produttori vinicoli veneti e friulani, che poterono iniziare ad usare il marchio Prosecco.

Beviamo italiano, beviamo Prosecco

Stando ai dati, la vendemmia del Prosecco 2015 e’ stata una delle migliori degli ultimi anni, grazie alle ottime condizioni climatiche avute. Ma cosa rende tanto apprezzato questo vino?
Forse perché è versatile, brioso, amabile, con profumo fruttato che ricorda la pera e la mela golden, ma le caratteristiche organolettiche del Prosecco dipendono ovviamente dal metodo di vinificazione: tranquillo , frizzante o spumante che a sua volta si divide in Prosecco Spumante Brut e Prosecco Spumante Extra Dry. La vinificazione in spumante rappresenta oltre l’80% della produzione e avviene con metodo italiano o Martinotti, in grandi recipienti a tenuta di pressione dette autoclavi, acquistando cosi le famose bollicine.
Conosciuto come il re dell’ aperitivo, il Prosecco e’ un vino elegante, che apre e chiude i pasti dall’entree al dessert. Si accompagna superbamente con i funghi, il tartufo, gli asparagi, il radicchio trevigiano, i formaggi, i salumi e la selvaggina. Il tappo va tolto lentamente evitando assolutamente il famoso botto e la temperatura ideale per consumarlo e’ tra gli 8-12 °C . Il perlage del Prosecco e’ unico e per apprezzarlo in modo corretto non andrebbe versato nelle flûte come si usa solitamente. Oggi, on line, sono in vendita dei bicchieri da prosecco che hanno una superficie più larga della flûte e un’apertura più stretta della coppa. Un’ ultimo consiglio: la contraffazione del Prosecco e’ molto diffusa, diffidate dalle bottiglie a prezzi stracciati. Considerato tra i migliori vini italiani, questo Doc viene prodotto da centinaia di aziende vinicole italiane. Le migliori etichette di Prosecco sono però facilmente individuabili anche nelle recensioni presenti in rete. Un buona bottiglia va dagli 8 ai 14 euro per salire intorno ai 20 per il Cartizze, la perla della produzione di Prosecco di Conegliano Valdobbiane, 11 gradi di vero nettare.

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