Il Prosecco, il vino tutto italiano con una vocazione per le bollicine, la gioia del palato dei suoi appassionati. Vanto della viticultura italiana sul panorama internazionale, recente simbolo dell’ aperitivo chic e informale, amatissimo dai giovani e dai meno giovani, il Prosecco è un vino di origini antichissime e condivide le sue radici con quelle più profonde del nostre Paese.

Il Prosecco: origini e nome

Le viti da cui nasce il Prosecco si diffusero sulle rigogliose colline intorno a Treviso, tra i comuni di Conegliano e Valdobbiadene, attorno al II secolo a.C., già prima che i romani occupassero quest’ area. Molti storici del vino hanno fatto numerose ricerche in merito al termine “prosecco”, semanticamente fuorviante. Oggi in molti concordano nel far risalire il nome di questo delizioso vino italiano, al toponimo Prosecco, frazione del Comune di Trieste, sull’ altopiano carsico (vicinissimo alla Slovenia), che ospita nel suo territorio gli splendidi vitigni da cui si ricava l’ omonimo vino.
Ma torniamo all’ antica Roma, dove il Prosecco veniva bevuto per rallegrare i sontuosi banchetti imperiali e come frizzante “farmaco” dalle preziose virtù medicinali e corroboranti. Dall’ analisi di alcune fonti scritte dell’ epoca, alcuni ricercatori hanno dedotto che i romani chiamavano il Prosecco “Puccino”, celebrato da Plinio nella sua Naturalis historia, calice preferito da Livia, moglie dell’ imperatore Augusto, che lo considerava un vero e proprio elisir di lunga vita.
Ma il primo periodo d’ oro per la diffusione del Prosecco e per la per la produzione viti-vinicola della terra di Valdobbiadene e Conegliano coincide con l’ inizio del MedioEvo. A partire dal XIII secolo dalle colline trevigiane il prosecco viene esportato in tutte le corti europee, soprattutto quelle tedesche, e verso Venezia, dove allietava le tavole delle famiglie nobili. Fu un commercio fruttuoso, che divenne particolarmente vivace e redditizio nel XV e XVI secolo e nella prima metà del XVII. È nel 1754 che per la prima volta in un testo scritto appare la parola prosecco, quando Aureliano Acanti, nel libro Il Roccolo Ditirambo, scrisse: “’Ed or ora immolarmi voglio il becco con quel meloaromatico Prosecco”.

Il prosecco: il vino italiano alla conquista del mondo

Nel 1868 venne fondata a Conegliano la “Società Enologica Trevigiana” che, tra gli altri, si pone un obbiettivo importante: migliorare le tecniche di produzione, diffondere e promuovere il Prosecco in Italia e nel mondo. Un secolo dopo, sembra che questo traguardo sia stato decisamente raggiunto: nel 1969 il Prosecco prodotto nella zona tra Conegliano e Valdobbiadene ottenne la denominazione di origine controllata. Quarant’ anni dopo, diventa Valdobbiadene Conegliano Prosecco Superiore DOCG – Denominazione di Origine Controllata e Garantita.
Attualmente sono oltre un centinaio le aziende di questa area dal clima propizio in cui viene coltivato un ottimo vino prosecco, esportato in oltre 100 Nazioni, amatissimo in Italia e in tutto il Mondo. E il successo sembra non volersi arrestare. Basta pensare che gli UK hanno aumentato l’ importazione di prosecco nel 2014, rispetto al 2013, del 51%, arrivando ad investire cifre da capogiro.
Nel 2013, il Prosecco segna un record storico: in Italia vengono vendute più bottiglie di prosecco che di champagne, il nostro “nemico giurato”. Bel trionfo per la viticultura italiana, che batte quella francese, in pieno trionfo.
Trionfo che ci rende sicuramente fieri e che ancora una volta porta sulle vetrine internazionali tutta la qualità e l’eccellenza dei prodotti italiani. Non ci resta che fare un brindisi, ovviamente con un calice di Prosecco.

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