Nessuna regione italiana è esente dal rischio idrogeologico, già la parola stessa dovrebbe incutere timore, e negli ultimi anni abbiamo assistito a veri drammi provocati da inondazioni improvvise. La variazione repentina del clima, di cui tutti siamo testimoni, rende sicuramente più difficile la gestione di un territorio come quello italiano dove smottamenti, frane, alluvioni, inondazioni, solo per citare alcuni tragici avvenimenti, sembrano essere diventati “normali” per l’ Italia.

Cosa si intende per rischio idrogeologico:

L’ elenco delle possibili catastrofi che racchiude questo termine è vasto: difatti agli eventi già accennati prima dobbiamo aggiungere le nevicate, le valanghe, le erosioni costiere, le crisi idriche e per finire, quasi fossimo diventati un paese sub tropicale, le trombe d’ aria. Una serie di eventi rovinosi capaci di variare completamente e in brevissimo tempo le aree colpite, causando troppo spesso vittime innocenti e danni valutabili intorno ai miliardi di euro. L’ Italia è bella, si sa, ma di contro ha anche un territorio estremamente fragile e questa debolezza è accentuata dalla mano dell’ uomo e dalla sua ” disattenzione” nei confronti della prevenzione, fattore determinante per cercare di arginare questi dissesti.
Gli eventi naturali più diffusi nel nostro paese sono le frane e le alluvioni e prendendo come riferimento l’anno 1918, si stima che a tutt’ oggi l’ Italia sia stata colpita da circa 5 mila alluvioni e oltre 11 mila frane. Dati di assoluto rilievo che diventano ancora più preoccupanti se spostiamo l’ attenzione sulle regioni il cui rischio idrogeologico è pari se non superiore al 1oo% della superficie territoriale.

Un po’ di numeri

Secondo stime aggiornate costantemente, tra i 5000 e i 6000 comuni italiani osservati come aree ad alto rischio, circa 2000 sono a potenziale rischio frana e circa 1300 a rischio di alluvione. In un’ altro studio, riguardante invece 2500 – 3000 comuni in aree particolarmente sensibili, il rischio riguarda tanto le frane che le alluvioni.
Tre regioni, Calabria, Umbria e Valle d’ Aosta, hanno un rischio idrogeologico del 100%, ma altre regioni non se la passano meglio: le Marche si attestano intorno al 93% e la Toscana al 98%. La Sardegna detiene un primato non invidiabile, dato che è la regione italiana con la più alta percentuale di comuni con agglomerati urbani costruiti in zone ad alto rischio; la Sicilia e la Toscana hanno la stessa percentuale di rischio ma riferita a zone con insediamenti industriali.
Questa attualmente la situazione e all’ orizzonte non sembrano esserci segni di sostanziale miglioramento. In pratica, dall’ inizio del 1900 ad oggi il quadro non ha subito mutamenti di rilievo, ma se nel secolo scorso “si potevano trovare” giustificazioni per la scarsa conoscenza tecnologica e la prevenzione era solamente una utopia, nel ventunesimo secolo le scuse non sono più valide.
Un comportamento razionale, e un maggior rispetto del territorio, dovrebbero essere una consuetudine e non un rimedio dell’ ultima ora, e l’ attenzione alle situazioni ambientali a rischio una priorità assoluta per il bene di tutti noi, anche perché l’ ambiente non sente ragioni e la natura si ribella allo sfruttamento indiscriminato del territorio.
Questa è l’ unica certezza che abbiamo e con la quale ci confrontiamo ogni qualvolta i media ci riportano tragedie di fronte alle quali rimaniamo senza parole.

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