Per qualcuno il Tartufo di Savigno è un illustre sconosciuto. Eppure in questo borgo sulle colline bolognesi dalla storia antichissima e che vanta anche un moto insurrezionale nel 1843 – quando alcuni patrioti affiliati alla Giovine Italia si ribellarono al governo pontificio – è da sempre che ci si dedica alla ricerca di questo prezioso tubero.
A Savigno il tartufo fa parte della tradizione di questo territorio e il suo inebriante aroma nei primi giorni di novembre riempie l’aria.
La grande abbondanza nella Valsamoggia di questo tubero è forse merito di una natura straordinaria dove l’aria è limpida e pulita, i boschi sono fitti e rigogliosi, i calanchi profondi e scuri e l’acqua dei torrenti scorre limpida e pura.

Il tartufo di Savigno: l’oro bianco più pregiato del Centro Italia

Il Tartufo di Savigno nasce qui. In particolare il Tartufo Bianco Pregiato di Savigno, conosciuto anche come Tuber Magnatum,  è considerato il tartufo più pregiato del Centro Italia, dalla Pianura Padana fino al Molise. Ha un colore giallo ocra o giallo olivastro, talvolta con zone bruno ruggine e profuma intensamente con sentori d’aglio e di parmigiano reggiano e con un gusto particolarmente spiccato e gradevole. Si assapora al meglio se consumato a crudo, tagliato in lamelle sottilissime a completamento del piatto ed è consigliabile che si accompagni a pietanze poco elaborate.
La maturazione avviene fra settembre e dicembre, in boschi di nocciolo, pioppo nero e bianco, salice bianco, salicone, farnia, cerro e carpino: sono luoghi dove esistono le caratteristiche morfologiche e climatiche che permettono al terreno di sviluppare il prezioso fungo ipogeo. Per chi non lo sapesse il tartufo bianco cresce solo in Italia, Istria e Slovenia.
E sarà forse per questa difficoltà di reperibilità che da sempre è considerato un piatto da principi.  Abbondava infatti sulle tavole di re, papi e potenti.
I Romani credevano che i tartufi fossero generati dai fulmini scagliati da Giove. Apicio, nel I secolo d.C., attribuì loro qualità afrodisiache scrivendo che “rendono gli uomini più amabili e le donne più affettuose”.
Eppure c’è stato anche un tempo in cui questi funghi ipogei vennero considerati come strane patate puzzolenti.
Oggi se si dice tartufo bianco inevitabilmente si pensa  al tartufo di Alba, ma ad onor del vero nella cittadina piemontese si vende anche eccellente tartufo proveniente da altre zone, come il Tartufo di Savigno.

Il tartufo di Savigno: un Festival Internazionale intriso di aroma

La lunga tradizione trifolaia di Savigno si celebrata da decenni con il “Festival Internazionale del Tartufo Bianco”che si svolge ai primi di novembre. Per i patiti dell’eccellente gastronomia le vie del centro storico, si trasformano in un laboratorio del gusto a cielo aperto.
Un grande spazio dove degustare e acquistare tartufo di Savigno, ma con la presenza anche di venditori provenienti da altre realtà italiane di produzione. Una kermesse gastronomica che si snoda tra i ristoranti più famosi di Savigno come Amerigo1934 e la Trattoria Magna e Bevi, ma anche i numerosi stand enogastronomici che prodotti tipici dell’Appennino Bolognese e tanto street food emiliano come borlenghi, tigelle e crescente. Se il prezzo del Tartufo Bianco di Savigno 2016 vi risultasse inavvicinabile nella sua forbice tra i 150 ed i 200 euro l’etto, potete accontentarvi di uno sformatino di parmigiano reggiano con qualche lamella di questa prelibatezza. 8 euro e ci si toglie la voglia.

Fonti: http://www.lucabonacini.it/2015/11/giorni-felici-a-savigno-ce-il-tartufo-bianco/

 

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