Circondata dalle acque del “ Grande Fiume”, l’Abbazia di Pomposa è stata sempre considerata uno degli edifici religiosi più belli del Nord Italia ed uno dei più celebri monasteri benedettini del periodo medievale.
Capolavoro dell’arte romanica e bizantina, il sito sorge a Codigoro, vicino Ferrara ed al tempo della sua fondazione si ergeva su un’isola boscosa, poi insabbiata, tra le acque del Po di Goro e il Po di Volano.
Sull’”insula pomposiana”, situata poco distante dall’antica via Romea, che ancora oggi attraversa una vasta pianura a tratti paludosa e che ricalca il tracciato della antica strada romana via Popilia, intorno al VI-VII d.C. si stabilirono dei monaci, che si dedicarono all’ evangelizzazione cristiana della popolazione, in un territorio ancora dedito al paganesimo, soprattutto a divinità celtico-romane, protettrici delle campagne e dei raccolti.

Da piccolo cenobio a grande monastero: la fortuna dell’Abbazia di Pomposa

Situata in un luogo fertile, rigoglioso, ma isolato, l’Abbazia di Pomposa si sviluppo rapidamente, tanto che già nell’anno mille, la comunità benedettina contava più di 100 monaci. L’Abbazia divenuta pienamente autonoma dalle influenze del monastero di San Salvatore di Pavia, grazie ad una concessione dell’Imperatore Ottone, consegui velocemente privilegi e concessioni papali che ne accelerarono lo sviluppo e l’importanza. La sua posizione, nei pressi della Via Romea, strada di pellegrini, che andavano a Roma o raggiungevano i porti del sud, per imbarcarsi per la Terra Santa, la fertilità del terre di proprietà della Abbazia, lasciti e donazioni contribuirono all’espansione economica e spirituale-culturale di questo centro monastico, che raggiunse il suo apogeo sotto la guida dell’abate Guido, divenuto poi santo. Durante la sua amministrazione l’Abbazia di Pomposa si ingrandì di un mastoso chiostro e torri, assumendo le caratteristiche di piccolo centro fortificato.
Purtroppo, intorno alla meta’ del 1100, una serie di terribili eventi climatici, con la rottura degli argini del Po, modificarono irreversibilmente il territorio dell’Abbazia, che divenne palude. La malaria, endemica della zona, oggi conosciuta come Parco del Delta del Po, decimo’ i monaci e la zona si spopolò rapidamente. Il monastero venne poi definitivamente soppresso da papa Innocenzo X nel 1663 e le strutture del convento vennero completamente abbandonate, utilizzate solo come magazzini agricoli e di servizo. Questo fino al 1920, data in cui iniziò un lungo e complesso percorso di recupero e restauro, che in un decennio restituì all’Abbazia di Pomposa all’antico splendore.

I gioielli architettonici dell’Abbazia di Pomposa

Il nucleo più’ antico dell’Abbazia di Pomposa è la Chiesa di Santa Maria, con ornamenti in cotto sulle marature esterne dell’atrio, di tipico gusto bizantino. La chiesa è divisa in tre navate cadenzate da colonne romane e bizantine. Le pareti sono affrescate gioielli della Scuola Bolognese del ‘300, che rappresentano storie dell’Antico e Nuovo Testamento, mentre le raffigurazioni delll’abside, ad opera di Vitale da Bologna, ritraggono il Cristo in maestà con santi, angeli, Dottori della Chiesa e la Vergine.
Il campanile di 48 mt, fu edificato nel 1063 con stile romanico-longobardo ed è arricchito con monofore, bifore, trifore e quadrifore. Attualmente è visitabile fino all’ottavo piano attraverso una scala in legno di 201 scalini.
Nel refettorio del monastero un grande affresco suddiviso in tre scene, attribuito a Pietro da Rimini, rappresenta Cristo, Maria, San Giovanni Battista, San Benedetto e San Guido ed è una delle opere più pregevoli del complesso.
Un complesso architettonico unico e di inestimabile valore, inserito in un contesto ambientale –paesaggistico di un territorio Patrimonio Unesco.

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