L’ enogastronomia dell’Emilia Romagna e’ tra le più apprezzate in Italia ed affonda le sue radici in un passato ricco di tradizioni e storia. La maggior parte dei migliori piatti tipici emiliani nasce, infatti, dal connubio tra la grande qualità della produzione locale, associata alla fantasia e condita con un po’ di raffinatezza.

L’ enogastronomia dell’Emilia Romagna: un viaggio tra storia e cultura

Tre sono gli aspetti che hanno formato la tradizione dell’enogastronomia dell’Emilia Romagna: il clima, il territorio ed il susseguirsi di popoli e corti che si stabilirono nella zona.
Ai Bizantini va la paternità della famosa piadina romagnola, mentre ai Longobardi quella delle crescentine. Anche le corti rinascimentali dei Gonzaga e degli Este hanno impresso una forte impronta alla cucina emiliana. Si racconta in verità, che le famose tagliatelle, siano state realizzate per il matrimonio di Alfonso II d’ Este con Lucrezia Borgia.

I sapori forti e corposi dell’enogastronomia emiliana

Percorrendo l’ antica Via Emilia dalla costa adriatica verso nord, impossibile non fermarsi a gustare del buon pesce in riviera. Rimini, Riccione e Cesena vantano un ottimo pescato che si traduce in piatti semplici, ma gustosi dove il pesce azzurro, mitili e molluschi, trionfano.
Brodetti, calamari ripieni, poveracce (vongole) alla marinara, fritti di paranza sono i principi delle tavole. Come spezza-fame la piadina, ripiena di salumi, formaggi o verdure e accompagnata da un bicchiere di Sangiovese o Trebbiano.
Nel delta del Po, a Comacchio, l’anguilla è la vera protagonista della tavola. Dal sapore delicato, viene cucinata arrosto o preparata in risotto ed è molto apprezzata anche dai palati più esigenti. A Ferrara impossibile non gustare i tortelli alla zucca e il pane ferrarese, detto “ciupeta”.
Tuttavia è salendo verso Bologna che i sapori si legano di più alla Pianura Padana e diventano corposi e persistenti.
Le tigelle – piccoli medaglioni di pane – e le crescentine – un soffice impasto di acqua e farina – sono fritte nello strutto e rappresentano un caposaldo della cucina bolognese.
Si mangiano con sottaceti, mortadella e salumi, formaggio squaquerone e pesto di lardo con erbette. Per i primi tagliatelle al ragù, il classico tortellino in brodo o alla panna, lasagne e cappelletti. Poi friggione di cipolle, cappone in brodo, fritto misto di carne, verdure e frutta, bolliti misti e salsa verde a cui si sposa il vino Pignoletto, bianco di un vitigno autoctono dei Colli Bolognesi, con profumo fruttato.
Nel Parmense è il maiale a regalare i sapori più gustosi. Il Prosciutto di Parma, il Culatello di Zibello e il salame di Felino aprono ogni pranzo accompagnati da scaglie di Parmigiano Reggiano. Per i primi anolini di magro, tortelli di patate, ricotta o erbette, risotto alla Parmigiana, il tutto rigorosamente condito con burro fuso.
Nella Val di Taro impossibile non assaporare,  in stagione,  gli ottimi funghi porcini. In questa zona il palato si delizia con il Lambrusco di Sorbara, vino rosso amabile o secco, con la Malvasia aromatica di Candia e l’ Ortrugo, vitigni bianchi fruttati, leggeri e frizzanti.
Verso Piacenza la tavola si arricchisce ancor di più e diventa opulenta e qui l’enogastronomia dell’Emilia Romagna si fa più raffinata.  Salumi in ogni declinazione: coppa, pancetta e salame e a seguire gnocchi di farina con burro fuso e funghi, pisarei e faso‘, pasta tipica con legumi, polenta con i ciccioli, ottenuti dal grasso del maiale.
Per i secondi la “picula’ ad caval”,  tradizionale ragù di cavallo con peperoni e fette di pane, la bomba di riso di Bobbio con ragù di piccione e lo stracotto d’asina accompagnata da un capostipite dei rossi della regione: il Gotturnio.
Per concludere questo percorso fatto di storia e sapori, un bicchierino di Nocino, liquore che chiude tutti i pasti. Ma sempre accompagnato dalla sbrisolona, dolce con mandorle e farine integrali, o dalla torta di riso.

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