In Italia la caccia trova sempre meno consensi e proseliti. La mutata sensibilità verso il mondo animale e la tutela della biodiversità sta spingendo i cacciatori ad abbandonare le attività venatorie che per anni in Italia hanno trovato molti appassionati.
Ed un cambio di mentalità si evince anche dal fatto che il termine riserve di caccia sia stato progressivamente sostituito con il nome aziende faunistiche venatorie ed aziende agro-turistiche-venatorie. Si cerca infatti di attribuire un concetto di sostenibilità alla caccia cercando così di placare le diatribe tra coloro che la praticano e le associazioni ambientaliste.
Il nostro intento e’ comunque quello di fornire informazione ponendoci necessariamente “super partes” pertanto, al di là di come la pensiate, auspichiamo che quanto leggerete di seguito possa essere di interesse.

La caccia: età media di chi la pratica, dove è più diffusa e la legge

In alcune regioni d’ Italia la caccia fa parte del tessuto culturale. I cacciatori hanno un’ età media compresa tra i 62 ed i 75 anni, a dimostrazione della mancanza di un cambio generazionale. Risiedono prevalentemente in Toscana, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna, Lazio, Umbria e Campania e in Italia sono circa 700.000.
Questa attività e’ regolamentata dalla Legge 157/92, modificata nel 2014, che sancisce specie, tempi, luoghi e modalità con le quali può essere svolta ed è integrata da regolamentazioni regionali. Il primo articolo stabilisce che la fauna selvatica e’ patrimonio indisponibile dello Stato, mentre il terzo che le attività venatorie sono permesse, purché non contrastino con la conservazione della fauna selvatica e non arrechino danno alle produzioni agricole.
È proprio su questi due punti da anni si confrontano duramente i cacciatori e ambientalisti. La caccia infatti da tempo tenta di accreditarsi agli occhi dell’opinione pubblica come sentinella della natura, cercando di affrancarsi dal concetto di attività nemica dell’ambiente e degli animali.
Malgrado gli sforzi quello che si rimprovera a chi la pratica, non è solo l’ abbattimento dei capi inteso come controllo venatorio selettivo, ma anche l’inquinamento che i cacciatori producono sul territorio con il piombo delle cartucce abbondante. A cui si aggiunge anche la critica verso un attività che ogni anno provoca morti e feriti. Drammatici i numeri forniti dalla Lega Antivivisezione. Per la stagione di caccia appena conclusa, iniziata a settembre 2014 e terminata al 29 gennaio 2015, si contano 22 morti e 66 feriti.
Un tema caldo quindi, su cui da anni si dibatte tra favorevoli alla chiusura e contrari e di non facile soluzione. L’ indotto della caccia non è infatti da trascurare perché vale circa 1 milione di Euro per un paese, l’ Italia, che è il primo produttore di armi sportive venatorie in Europa.

La caccia: le specie protette ed il bracconaggio

La Legge 157/92 sulla caccia stabilisce anche quali sono le specie protette nel nostro paese e molte di queste spesso vivono all’ interno di Parchi Nazionali.
Tra i mammiferi di terra il lupo, lo sciacallo dorato, l’ orso, la martora, la puzzola, la lontra, il gatto selvatico, la nutria, la lince, il cervo sardo, il camoscio d’Abruzzo. Per gli uccelli le cicogne, il fenicottero, il cigno reale, il cigno selvatico, tutti i rapaci notturni, tutte le specie di picchi e moltissimi altri compresi le specie marine. Malgrado ciò, li dove i cacciatori rispettosi si fermano nel rispetto delle norme vigenti, il bracconaggio dilaga. Fenomeno legato ad origini socio culturale ancora adesso difficili da abbattere viene praticato con sistemi artificiosi, illegali ed crudeli verso le specie animali ed è più diffuso al sud dove i controlli sono minori.
Per contrastare il fenomeno, intorno al quale ruota un business di circa un milione di euro, il lavoro incessante del Corpo Forestale dello Stato, oggi purtroppo in via di cancellazione, il WWF e la LIPU. Malgrado ciò le specie protette continuano ad essere a rischio. Il lupo, l’ orso, molti uccelli migratori sono costantemente minacciati. Di certo una maggiore severità nell’applicazione della legge e la certezza della pena potrebbe finalmente rivelarsi utile per contrastare il fenomeno. In attesa che le cose cambino non dimentichiamo che questo è periodo di silenzio venatorio e che la caccia è chiusa. Attenzione quindi ai rumori sospetti: il tuono delle doppiette e’ inconfondibile.

Simonetta De Bonis per myQualitaly

Foto gentilmente concesse da Greentime Spa

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