La canapa è stata, per vari secoli, una coltivazione ampiamente diffusa in Italia, che in passato ne fu uno dei maggiori produttori mondiali. Conosciuta con il nome scientifico di Cannabis sativa, la produzione iniziò con la nascita delle Repubbliche Marinare, che necessitavano di vele e corde in abbondanza e si mantenne alta per tutto l’Ottocento.
Il declino avvenne nel corso del Novecento per effetto dell’introduzione sul mercato di fibre naturali meno costose come il cotone e la iuta.
In Italia la coltivazione della canapa scomparve quasi definitivamente intorno agli anni ’50, resistendo solamente in piccoli appezzamenti nelle zona di Carmagnola, in Piemonte e ciò fu dovuto a molteplici fattori: l’affermazione di fibre sintetiche come il rayon e il nylon, gli alti costi della manodopera, la concorrenza di colture più remunerative come la barbabietola da zucchero e soprattutto l’identificazione della canapa tra le sostanze psicotrope.

La canapa: come coltivarla senza violare la legge

Della stessa famiglia delle Cannabinacee è infatti la la canapa indaca, conosciuta come canapa indiana da cui si ricava hashish e marijuana. La differenza tra le due piante, individuabile solo da occhi esperti, è che la cannabis sativa ha un basso contenuto di resina, mentre l’indiana  ne è ricca. E proprio questa resina contiene i cannabinoidi responsabili dell’effetto psicoattivo e il THC, conosciuto in chimica come tetraidrocannabinolo, il cannabinoide più importante.
Oggi in Italia è possibile coltivare la canapa utilizzando sementi registrate nell’Unione Europea e che abbiano un contenuto massimo di THC certificato dello 0,2%. .
Per non incorrere in gravi provvedimenti legislativi i produttori di canapa, hanno l’obbligo al momento della semina di farne segnalazione, con un modulo di denuncia, alle Forze dell’ordine, che saranno autorizzate a raccogliere campioni per le dovute verifiche.

La lavorazione della pianta della canapa

La canapa è una pianta annuale, originaria dell’Asia, che cresce molto rapidamente, raggiungendo i 2 metri di altezza e in alcuni casi anche i 5 metri. Presenta foglie con margine dentato e dai piccoli fiori si sviluppa un frutto a forma di capsula. E’ da qui che si estrae l’olio di canapa, che è utilizzato principalmente nelle industrie delle vernici, dei colori e dei saponi. La canapa ha una notevole capacità di adattamento a terreni non ottimali e può essere coltivata nello stesso campo anche per più anni di seguito. Di norma si semina fra la fine di marzo e l’inizio di maggio, per evitare il pericolo di danni da gelate, mentre la raccolta avviene in genere nella tarda estate, quando la pianta è in fioritura. Successivamente le piante vengono sottoposte a una lunga serie di operazioni che iniziano con la preparazione dei fasci e procedono con la loro macerazione, la successiva essicazione e la separazione della parte esterna ricca di fibre (il tiglio) dal canale interno legnoso (la bacchetta). La macerazione è il trattamento che subiscono gli steli di canapa al fine di sciogliere le sostanze che tengono uniti i vari componenti del fusto ed è normalmente effettuata in bacini di acqua stagnante in cui la pianta è tenuta sommersa, per alcuni giorni, con pietre o con legacci ancorati al fondo. Tutte queste operazioni in passato erano svolte in gran parte a mano e risultavano quindi estremamente onerose e faticose. Attualmente invece è molto frequente la meccanizzazione parziale o totale della lavorazione realizzate con macchine affini ad alcune utilizzate per la raccolta di foraggi e di cereali.

La canapa e l’ambiente

La sensibilità ecologica che è maturata negli ultimi anni ha però riportato in auge la canapa, e i prodotti che da essa si ricavano hanno, per molti consumatori, tali pregi, rispetto a quelli sintetici, da far passare in secondo piano un prezzo più elevato. La pianta ha infatti pochissimi nemici naturali fra gli insetti, e la velocità cui cresce, unita alla altezza che raggiunge, permette di soffocare sul nascere le erbe infestanti consentendo di coltivarla senza ricorrere a mezzi chimici. Dalla canapa si ottengono filati resistenti utilizzabili per la produzione di tessuti destinati alla produzione di manufatti tessili, accessori e capi d’abbigliamento; materiali degradabili che possono essere utilizzati per la produzione di imballaggi e di isolanti termici; carte bianche di grande qualità, sottili, resistenti e che non ingialliscono, prodotte senza l’uso di agenti chimici. Da non dimenticare i semi, ricchi di acidi grassi polinsaturi essenziali per il funzionamento dei muscoli, dei recettori nervosi e preziosi alleati nella lotta contro il colesterolo. Insomma, la canapa è una pianta ricca di pregi da cui si ricavano prodotti di qualità, ma è anche utilizzata per la bonifica di terreni contaminati, per esempio in siti industriali dismessi. Nessuna meraviglia quindi che la sua coltivazione sia finalmente in ripresa.

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