D’obbligo anche per noi in questi giorni parlare di Juventus, squadra di calcio tra le piu famose d’Europa, che dopo un lungo digiuno di riconoscimenti internazionali, giochera’ a Berlino contro il Barcellona, il titolo più ambito per il football del vecchio continente: la finale di Champions League.
L’occasione merita pero’ una riflessione, non di stampo prettamente sportivo, ma sul valore simbolico che l’ evento rappresenta per l’ Italia e questo indipendentemente dalla fede calcistica e dall’ indignazione dell’opinione pubblica per i recenti scandali  dei vertici FIFA.

Juventus: investimenti, professionalita’, determinazione e il Mister per uscire dalla crisi

Se il modello Juventus si potesse adattare  all’ economia italiana ed alla vita del Paese, a Berlino potrebbero andare anche i nostri politici, sicuri di poter parlare con Frau Merkel senza paura di sforare il 3% e di essere ogni volta bacchettati.
Già, perchè il risultato che ci si attende per il 6 giugno, è la somma di una serie di scelte strategiche, se non audaci, dopo i rovinosi accadimenti che la squadra ha vissuto nel 2006 e che, come nel caso dell’ Italia per la recessione del 2008, hanno gettato in una crisi profonda il Club sabaudo. Una vera rinascita  quella della squadra torinese, che ha saputo rispondere con determinazione ed impegno ad lungo periodo di difficoltà e di cui, Sabato 6 Giugno, andrà a raccogliere i frutti.
Malgrado la quadratura non proprio favorevole degli ultimi 10 anni infatti, la proprietà e la dirigenza di questa squadra ( che ci piace paragonare ad una sorta di buon Governo ) ha saputo tenere la rotta, (come le dinastie italiane, modello di Family Business, che tutto il mondo ci invidia), conscia che gli scandali vissuti obbligavano ad un cambio  di gestione ed a nuove scelte di politica aziendale . Ma non solo. Era necessario ripartire umilmente, puntare sugli uomini e le loro capacità , continuare ad investire e scegliere un Mister che, avesse più le caratteristiche di un generale romano in grado di motivare il suo esercito alla battaglia e alla vittoria, che di un bravo allenatore.
Ecco quindi la scelta di Antonio Conte, coach d’ eccellenza e di Massimiliano Allegri,  ed ecco la nascita dello “Juventus Stadium“, un impegno da milioni di euro realizzato in un momento in cui il consenso verso la squadra risentiva delle ombre del 2006, ma fortemente voluto anche come luogo preposto per recuperare e rinsaldare il rapporto  con la tifoseria delusa. Uno spazio ideale dove le persone di fede bianconera potessero incontrarsi e confrontarsi e contribuire con il loro apporto alla crescita del Club.  Figurativamente quello stesso luogo che, in questi anni,  la classe politica del nostro paese non ha saputo costruire, allontanando il cittadino dalla vita pubblica.
La Juventus  arriva quindi a Berlino dopo anni di costante impegno, investiti tutti per riscattare l’ immagine di una squadra travolta dalla corruzione, dagli interessi personali e dalla cattiva gestione, ma che  ha ritrovato il suo know how e ciò che rappresenta. Un po’ come ora  cerca di fare l’ Italia. Lo schema di gioco e la tattica di questi anni hanno puntato prima sulla difesa, come un Paese che applica una politica protezionistica in un momento di difficoltà e poi sull’ attacco, investendo su giocatori di grande preparazione atletica e tecnica, come le aziende di una nazione che con l’ innovazione e la ricerca restano sul mercato facendo fatturato. Un gioco sinergico a tutti gli effetti quello della Juventus e che, ad onor del merito,  ha messo in campo tutte le strategie tipiche di un Azienda che vuole tornare ad essere competitiva.

Juventus: un modello vincente a prescindere

Se e’ vero che lo sport unisce i popoli, è anche vero che il calcio  li divide e che il mondo del football, visto il recente scandalo FIFA e del suo Patron Blatter, andrebbe sicuramente rivisto e corretto. Ma al di là delle logiche considerazioni, quello che appare evidente per il caso Juventus è che la buona amministrazione, la lungimiranza dei dirigenti, gli investimenti, i giocatori in campo e la determinazione  hanno fatto la differenza.  Ora non resta che portare a casa il risultato. La Juventus, oggi piu’ che mai, rappresenta le imprese italiane  riuscite ad attraversare la crisi attraverso una serie di interventi strutturali. E’ per questo che domani ci piacerà tifare bianco nero a Berlino. Perche’ l’ Italia ha bisogno di fiducia e di un modello di successo da imitare, con una spinta di orgoglio nazionale che vada oltre il Daspo, gli ultras e il merchandising. E guardi alla Juventus come una delle Aziende italiane che, come l’Araba Fenice, ha saputo rinascire dalle sue ceneri.

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