L’ uomo ha sempre utilizzato la pelle per proteggersi dal freddo e per vestirsi, ma in Toscana la lavorazione della pelle sembra risalire al Medioevo e intorno al XVIII secolo era già diffusa in tutta la regione.
Fattore determinante per lo sviluppo della lavorazione della pelle, unita ad un tradizione commerciale da sempre molto diffusa in toscana, è stato lo “sfruttamento” delle vie fluviali per il trasporto delle merci e dall’ esistenza di efficienti vie di comunicazione. Ma anche grazie alla bellezza naturale e alla presenza di corsi d’ acqua e di boschi – la pelle bianca ha necessità di assenza di ferro nelle acque per essere conciata e la Valdelsa ha un clima ideale – che le concerie si svilupparono in maniera esponenziale e la Toscana è da secoli il punto nodale della lavorazione della pelle nel mondo.

La pelle e un po’ di storia

Fu grazie agli Asburgo – Lorena di Toscana, che nel XVIII secolo reggevano il Granducato di Toscana – che ci fu uno sviluppo sensibile nel commercio della pelle. Grazie alla loro politica e a provvedimenti volti a velocizzare le pratiche commerciali, ci fu un importante impulso all’ economia del settore concerie, cosa che rese possibile lo sviluppo dei centri di lavorazione della pelle in quasi tutta la Toscana, in particolare in provincia di Firenze e Pisa. Grazie a questa spinta economica e allo snellimento delle procedure burocratiche, il campo di lavorazione della pelle si sviluppò anche in altri settori di abbigliamento, come la produzione di tomaie, suole, finimenti per selle, guanti, accessori vari e, ultimo ma non meno importante, in quello delle scarpe. Ed è intorno alla metà del 1700, che la produzione delle calzature portò ad un aumento notevole di calzolai nella zona. Questo trasformazione dell’ utilizzo della pelle, fece velocemente trasformare attività artigianali in vere e proprie industrie che ancora oggi , in un momento economico così delicato, sono una vera risorsa per il territorio.
Certo è che all’ epoca ci furono lamentele per lo sgradevole odore che proveniva dalle pelli e dagli scoli dei risciacqui durante la lavorazione , ma un po’ di cattivo odore si può anche sopportare, soprattutto quando produce ricchezza e stabilità economica.

La lavorazione della pelle oggi

Dai fasti del 1700, la lavorazione della pelle si è andata raffinando raggiungendo così livelli di eccellenza e ancora oggi la pelle Toscana è apprezzata in tutto il mondo. Solo durante la fine del 1800, con la concorrenza di Germania, Austria e Francia e delle grande industrie del nord Italia, ma anche e soprattutto per avere un po’ snobbato l’ utilizzo della tecnologia, ci fu un periodo di crisi. Fu per questo motivo, con una decisione poi risultata vincente nel lungo periodo, che l’ industria conciaria Toscana si diresse verso una produzione di massa direzionandosi in un mercato più ampio. E anche lo sviluppo della rete ferroviaria e delle autostrade ha fatto il resto ridando così un ruolo centrale alla regione, che ancora oggi si distingue nel mondo per prodotti di altissima qualità e manifattura. Per dare un po’ di numeri, non si può non citare il Comprensorio del cuoio. Il 98% di pelle da suola proviene da qui, così come il 35% del totale della lavorazione della pelle, ed è situato tra Pisa e Firenze e abitato da circa 100.000 persone, e dove si stima che 10.000 siano occupati nel settore conciario. Un dato che ben espone la produttività della zona e la capacità di creare occupazione in un settore che è “vecchio” di secoli, ma che non smette di essere trainante per l’ economia Toscana.

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