La pecora sarda è una razza ovina autoctona della Sardegna ed una delle più antiche d’Europa. Probabilmente deriva dal muflone del Gennargentu e testimonia la vocazione degli antichi popoli nuragici alla pastorizia. Molti scrittori classici come Varrone narrano che i Sardi si vestivano con lana di pecora, mentre Diodoro Siculo che gli Iliesi, antica popolazione nuragica, possedevano molte greggi che fornivano carne, latte e formaggi. Durante il medioevo, nel periodo giudicale della Sardegna, l’allevamento della pecora sarda andò espandendosi grazie ai monaci benedettini che lo sfruttavano per il loro sostentamento. Fu cosi che nel corso dei secoli l’allevamento di questo animale si radicalizzò in tutto il territorio, condizionando gli aspetti economici, sociali, culturali e storici della Sardegna.

La pecora sarda, il segreto della sua diffusione e il suo ottimo latte

La pecora sarda è un animale dal vello bianco e rado, ha testa ed orecchie piccole ed è priva di corna, tranne nel maschio dove talvolta sono appena accennate, sono generalmente di taglia media e gli allevatori di pecora sarda vanno diffondendosi anche in Toscana, Emilia Romagna, Lazio e Puglia.
Della pecora sarda oggi si contano circa 4.700.000 di capi, di cui oltre 3 milioni in Sardegna, che a buon titolo è considerata la regione leader in Italia per l’allevamento ovino, tanto che il 60% della produzione di latte di pecora arriva dall’isola.
Ma al di là della naturale vocazione dei Sardi all’allevamento cosa ha determinato il successo di questa razza ovina, giunta fino ai giorni nostri ? Intanto è un animale con ottime caratteristiche, rustico e che si adatta facilmente sia alle zone montane che collinari. E’ mite, ma non pauroso, sopporta bene sia il caldo torrido che il freddo del rigido inverno ed è molto produttivo, non necessita quindi di forzature alimentari, non soffre stress ambientali ed a oggi non è soggetto a sofisticazioni ormonali. L’allevamento di questi ovini da latte viene praticato in Sardegna principalmente con sistemi di conduzione di tipo semintensivo o semiestensivo, mentre sta scomparendo la transumanza.
Notevoli fattori come il miglioramento genetico della pecora sarda, le tecniche di allevamento e la diffusione della mungitura meccanica, hanno consentito agli allevatori di ovini di lavorare in condizioni migliori e aumentare il numero dei capi, facendo diminuire il numero dei pastori proprio perché professionalizzati. Basti pensare che negli ultimi dieci anni, infatti, sono state investiti 600 milioni di euro di risorse comunitarie che hanno migliorato sensibilmente lo stato di salute dei capi di pecora sarda.
Il latte della pecora sarda, inoltre, che rappresenta una eccellenza agroalimentare italiana è un latte molto più ricco di quello di mucca, con una qualità e quantità di grassi e di proteine notevolmente superiore e con il quale si producono i piu famosi e gustosi formaggi sardi, apprezzati anche oltre i nostri confini.

La pecora sarda: un animale da latte, ma anche da carne

La pecora sarda è un animale da latte, ma da sempre anche la sua carne è stata impiegata per usi alimentari. L’Agnello di Sardegna, infatti, ha ricevuto la denominazione IGP già nel 2001, non solo per il legame strettissimo tra prodotto e territorio, ma anche per le sue elevate caratteristiche qualitative che sono il risultato di un allevamento non intensivo e di un alimentazione completamente naturale. La carne dell’I.G.P. Agnello di Sardegna è un alimento ideale, magro, digeribile e ricco di proteine nobili. Resta solo da chiedersi perche l’Italia continui ad importare dall’estero un terzo del fabbisogno nazionale.

Pin It