La soia piace, anzi spopola sulla tavola degli Italiani. Questa pianta annuale della famiglia delle Leguminose, un tempo tipica esclusivamente di Cina e Giappone, è un derivato della Glycine soja, la soia spontanea, che venne addomesticata per la prima volta ben 5500 anni fa e che gli imperatori cinesi erano soliti chiamare “Ta Teou”, che significa grande fagiolo.
Nel XVII° secolo questo legume approdò in Occidente al seguito dei Gesuiti al ritorno dalla Manciuria e per circa duecento anni  andò semplicemente ad abbellire i parchi botanici e i giardini privati di mezza Europa. Oggi se ne coltivano prevalentemente tre varietà: la soia gialla, la più commercializzata, la soia nera e quella verde.
Stati Uniti, Cina, Brasile, India e Argentina sono tra i maggiori produttori di soia, che è anche la prima tra le colture transgenice al mondo, colpevole della desertificazione della terra. La scienza da qualche anno ha svelato le preziose proprietà della soia, un eccezionale alleato contro l’ipercolesterolemia, la menopausa e l’osteoporosi, ma non è tutto oro quello che luccica…

In Italia cresce la produzione e il consumo di soia: perche?

In agricoltura, in Italia, le coltivazioni di soia si sono moltiplicate. Sono circa 250mila gli ettari coltivati con questa pianta a discapito, secondo recenti dati, di mais e girasole. In Veneto, si concentra quasi la metà della coltivazione nazionale, seguita da Piemonte, Lombardia, Friuli ed Emilia Romagna.
La soia permette, infatti, costi di produzione inferiori e prezzi più vantaggiosi per gli agricoltori, ma l’Italia non riesce ancora a provvedere autonomamente al suo fabbisogno. Della soia prodotta annualmente solo una minima parte viene direttamente utilizzata per alimentazione umana. Il grosso è infatti destinato principalmente all’industria per l’estrazione dell’olio, impiegata per mangime animale e utilizzata come base per molti prodotti alimentari e in cosmesi.
Ma l’industria miliardaria della soia, controllata da un manipolo di multinazionali, sta condizionando la domanda del mercato con una incisiva operazione di marketing che pubblicizza i grandi vantaggi per la salute di questa pianta, il cui consumo sta sostituendo in parte quello dei legumi tipici del Mediterraneo. A questo fattore si aggiunge anche la nuova sensibilità alimentare acquisita nei paesi occidentali, dove si diffondono sempre più diete vegetariane e diete vegane, che impongono l’uso di proteine vegetali a sostituzione della carne. Ma la soia è veramente un alimento così prezioso per la nostra salute?

La soia: sincera amica degli Italiani?

Per limitare il consumo di soia basterebbe sapere che buona parte del polmone del mondo, la Foresta Amazzonica, sta scomparendo insieme con la sua biodiversità a causa delle coltivazioni estensive di soia. Ma al di là delle motivazioni di ordine etico c’è un dato su cui bisognerebbe riflettere ed è li a disposizione di tutti. La FDA, ente governativo americano, che ha come scopo la salute dei cittadini, annovera nei suoi archivi, consultabili al pubblico, ben 288 ricerche sulla tossicità della soia sulla salute umana. In questo clima di grande confusione, dove verità e menzogna si sovrappongono e dove la domanda del mercato è sempre controllata dalle multinazionali, forse è d’obbligo una riflessione e va applicata la moderazione. E’ bene ricordare inoltre che l’Italia importa circa l’80% della farina di soia, quindi geneticamente modificata, la quale in un modo o nell’altro entra nella nostra catena alimentare. Il consiglio quindi è di non abusarne, ricordando che una passeggiata a passo spedito 5 volte a settimana è un toccasana per il colesterolo, che la menopausa è un processo naturale della vita della donna e che i nostri legumi, lenticchie, piselli, faglioli, fave e lupini, insomma le colonne portanti della dieta mediterranea, sono un elisir di lunga vita a rischio zero.

Fonti: http://www.impariamoamangiare.com/atlante-degli-alimenti/legumi/soia

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