La transumanza ha una storia antichissima ed e’ legata all’ evoluzione stessa dell’ uomo, quando da nomade divenne stanziale e cominciò a dedicarsi all’agricoltura e all’allevamento.
Il termine latino “trans” (al di la’) e “humus” (terra) indica la pastorizia migrante legata alle stagioni, quando le greggi e le mandrie accompagnate dai pastori, si spostano dai pascoli situati in zone collinari o montane, verso quelli delle pianure e viceversa ed anche il grande Gabriele D’Annunzio, celebrò quest’antica attività umana della sua gente d’Abruzzo, nei versi di una delle sue più famose poesie ” I Pastori”.
Oggi la transumanza non è più praticata, ma le antiche vie erbose che videro il passaggio di milioni di animali e che sono sopravvissute ad un secolo di abbandono, sono oggetto di una nuova forma di turismo, che garantisce il contatto con una natura incontaminata lungo percorsi di grande valore artistico e storico.

I tratturi, le vie della transumanza

In Italia, le vie armentizie del centro sud, legate alla transumanza mediterranea – da non confondere con l’ allevamento in malga tipico delle regioni alpine – vantavano un tracciato circa 3.100 km. Queste strade erbose,mediamente larghe 111 metri, prendevano il nome di tratturi e si stima che nel XVII secolo i capi impegnati nella transumanza lungo questi percorsi, furono circa cinque milioni e mezzo.
Oggi i tratturi di Puglia, Campania, Basilicata, Molise e Abruzzo sono candidati all’ UNESCO.
Fino al 1960, l’affascinante sistema viario della transumanza, comprendeva 14 Tratturi, con segmenti minori individuati in 70 Tratturelli, 14 Bracci e 9 stazioni di riposo.
In passato le piste erano percorse, nelle stagioni fredde, verso la Puglia, dove a Foggia esisteva la Dogana delle Pecore. In estate invece le greggi tornavano verso i verdi, ma poco sicuri pascoli delle montagne dell’Appennino centrale, accompagnati dai vigili cani di razza maremmano abruzzese e dai pastori, la cui attività era controllata dalla Doganella d’Abruzzo.
La transumanza degli armenti si muoveva lungo regioni che un tempo appartenevano al Regno di Napoli e rappresentava un attività di grande valenza economica, tanto che una rigida legislazione ne codificava i modi e termini.
Nel 1559 fu stabilito che i tratturi principali misurassero 60 passi di larghezza (ossia 111 mt.), mentre dal 1574 le strade della transumanza furono segnate con cippi lapidei, soggetti a controllo da parte degli amministratori locali e rientrarono nelle proprietà del demanio armentizio, protetto dal Regno di Napoli.
Queste strade dei pastori vennero chiamati tratturi regi e il più lungo di essi andava da L’Aquila a Foggia correndo per 243 km.

La cura delle greggi durante la transumanza

Durante la transumanza, il rapporto tra pastori e animali era strettissimo. Questi uomini al seguito del bestiame restavano per mesi lontano dalle loro case ed esposti a rischi e all’ inclemenza del clima. Nelle soste la custodia e la difesa degli armenti da animali selvatici era affidata soprattutto ai cani. Infezioni ed epidemie, in assenza degli antibiotici, scoperti molti secoli dopo, potevano decimare le greggi, ma un recente e curioso studio ha messo in evidenza che i tratturi correvano lungo molte sorgenti sulfuree dove gli armenti venivano fatti immergere per le ben note proprietà curative e di disinfezione di queste acque termali.

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