La vendemmia ha un valore antropologico che affonda le sue radici a molti millenni fa. Con l’ ingresso dell’uomo nella storia, la vite e l’ uva hanno assunto sempre più importanza nella storia della specie umana e l’ utilizzo del vino, nella dieta quotidiana, ha condizionato molto passaggi determinanti dell’evoluzione umana.
Nell’ Antico Testamento, gli Ebrei attribuiscono a Noè la piantagione della prima vigna, ritenuto, come affermato nel Libro dei Re, tra i beni più preziosi dell’ uomo e numerose testimonianze storiche ed archeologiche sono giunte fino a noi sottolineando l’ importanza del rito della vendemmia, “liturgia” dalla profonda valenza sociale ed alimentare, che si è tramandata di generazione in generazione attraverso la tradizione contadina di ogni parte del mondo.

La vendemmia: dagli albori ai tempi moderni

Le prime tracce della vendemmia risalgono a più di 10.000 anni fa, concentrate in quella che un tempo era chiamata Mesopotamia. L’uva veniva distaccata dal vitigno in grappoli integri, attraverso rudimentali coltelli od uncini, e custodita fino al momento della pigiatura. Il vino che se ne ricavava, molto diverso da quello attuale, aveva un forte valore simbolico, di profonda sacralità, tanto che già seimila anni fa, i Sumeri rappresentavano con una foglia di vite l’esistenza umana.
Sappiamo, attraverso affreschi e bassorilievi, che gli Egizi nel 3000 a.C. raccoglievano grappoli d’uva da vigneti allevati a pergola e che questi venivano messi in una grande giara per essere pigiati dai lavoranti.
Gli operai inoltre, venivano fissati con delle corde ad una struttura di legno in modo da non perdere l’ equilibrio a causa dei vapori tossici emanati dal mosto. Questo veniva poi filtrato facendolo passare attraverso alcune tele e travasato in altri recipienti. A metà della fermentazione, il vino veniva versato con imbuti in grandi anfore, dove veniva lasciato riposare. Una volta pronto, veniva stacciato con una tela ed aromatizzato con l’aggiunta di spezie o di miele. Dai Romani, grazie agli autori latini, sappiamo che la vendemmia partiva dalla fine di agosto, ma veniva celebrata il 19 del mese, con una festa pubblica chiamata Vinalia Rustica, in onore del dio Giove.
I grappoli raccolti erano prima messi in piccoli canestri e poi versati in grandi vasche, chiamate lacus vinaria, dove venivano pigiati e, per moltissimi secoli, più o meno, il metodo di produzione del vino rimase questo. Le cose cambiarono con l’ avvento dell’età moderna e le prime macchine agricole. Pur mantenendo la sua valenza atavica di rito, il procedimento si ottimizzò, garantendo meno fatica ed ottimizzando i costi ed i tempi.
Le prime attrezzature a sostegno dei viticoltori furono le “macchine agevolatrici”, che garantivano il convogliamento e lo stoccaggio del prodotto, ma non lo stacco dei grappoli. Successivamente arrivo’ la vendemmiatrice a barra di taglio, quella a scuotimento verticale e orizzontale e le setacciatrici. Ancora oggi la ricerca tecnologica per l’ ottimizzazione della vendemmia non si ferma, malgrado il dato in controtendenza, di recuperare metodiche manuali del passato che, a detta dei più raffinati enologi, esalterebbe la qualità del vino prodotto.

La vendemmia 2015

Quest’anno, visto il gran caldo che ha portato a rapida maturazione gli acini d’uva, la vendemmia e’ partita con largo anticipo e gli esperti di enologia stimano un 13% in più’ rispetto allo scorso anno di uve prodotte. Da segnalare per settembre l’ iniziativa “Cantine Aperte in Vendemmia 2015“. Molte aziende vinicole italiane apriranno, infatti, le loro porte agli amanti del vino, permettendo di partecipare insieme ai vignaioli alla raccolta dei grappoli e alle prime fasi di lavorazione, il tutto arricchito da degustazioni, spettacoli e concerti. L’ iniziativa e’ ampiamente pubblicizzata in internet e non resta che augurare a tutti una buona festa della vendemmia.

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