Sconosciuto a molti, l’ alabastro di Volterra – uno dei borghi più suggestivi della Toscana – oltre ad essere un materiale di grande bellezza e’ il più pregiato d’Europa. Per la chimica è un solfato, per la geologia una roccia sedimentaria gessosa o calcitica. Quello estratto nei pressi della meravigliosa cittadina toscana è gessoso, tenero e facilmente lavorabile ed il suo utilizzo era già conosciuto agli Etruschi, primi abitanti del luogo, che diedero il via ad una lunga tradizione artigiana. L’alabastro di Volterra si estrae da cave a cielo aperto o sotterranee e può avere diverse colorazioni che variano a seconda della composizione chimica della vena di estrazione.

L’ alabastro di Volterra: duemila e passa anni di tradizione artigiana

I primi ad utilizzare e lavorare l’ alabastro di Volterra furono gli Etruschi e veniva impiegato soprattutto per l’ arte funeraria, in particolar modo per le urne cinerarie e i sarcofagi. Questi prediligevano alabastri di tonalità calda, tendenti all’avorio, poco venati e più simili al marmo. Ma questo materiale cadde in disuso dopo l’ assimilazione del mondo etrusco ai Romani. L’ oblio duro’ fino al Rinascimento, quando la pietra di luce fu portata nuovamente a vita da artisti dell’epoca, che lo impiegarono realizzando capolavori di arte sacra. Anche se utilizzato meno del travertino, con l’ alabastro di Volterra si crearono pezzi unici, di grande impatto visivo e capaci di regalare suggestioni tipiche del Rinascimento.
I secoli successivi videro però la manifattura dell’alabastro andare verso un indirizzo commerciale. Le maestranze artigiane si specializzarono su lampade, scatole, vasi, grani per collane, decorazioni, sculture, oggetti d’arte che divennero simbolo di raffinatezza ed eleganza in tutta Europa, facendo di questo minerale uno dei materiali più desiderati fino alla fine del 1800.

La lavorazione dell’ alabastro di Volterra

La particolarità di questa pietra, unica, calda, trasparente e luminosa sta anche nelle variazioni cromatiche. Esistono infatti diversi tipi di alabastro. Il primo detto scaglione e’ traslucido e bianco; il secondo chiamato pietra a marmo e’ color bianco/avorio e opaco; il terzo detto bardiglio si presenta con diverse tonalità e ha un aspetto marmorizzato; il quarto denominato agata e’ il più pregiato, ha colorazione giallo/bruno ed è il più difficile da modellare.
L’alabastro, in base al tipo di oggetto che si vuole realizzare,  può avere due o tre tipi di lavorazione che si avvicendano tra le mani esperte degli artigiani. La squadratura, la tornitura, l’ orlatura, la scultura e la finitura sono passaggi obbligati per gli alabastrai della città toscana. Oggi non sono molte le botteghe nelle quali sopravvive l’ antica arte della lavorazione di questa pietra meravigliosa.
A questi artigiani e’ però affidata la custodia della tradizione ed il compito di continuarne la produzione. Se avete quindi in programma una vacanza in Toscana, non dimenticate di visitare Volterra. Ne resterete incantati.
Arroccata su un colle, li tutto e’ di pietra e tutto racconta del suo alabastro. Un materiale unico, versatile duttile, usato nell’antichità in cosmesi per schiarire l’incarnato, per illuminare con lampade dalla luce tenue il buio della notte e per continuare a risplendere attraverso i secoli.

Simonetta De Bonis per myQualitaly

Pin It