Sull’anguria è stato scritto di tutto o quasi. Regina dei frutti estivi, il termine anguria deriva ancora una volta dal tardo greco “angurion” utilizzato soprattutto durante la dominazione bizantina in Italia, al tempo dell’Esarcato di Ravenna. Ma fate attenzione. Se aveste in programma una vacanza in Grecia e voleste sfoggiare un po’ di vocabolario, sappiate che chiedendo un “anguro” vi porterebbero un cetriolo!
L’alternativa potrebbe essere cocomero, ma nessuno vi capirebbe ugualmente. Viene chiamata cocomero soprattutto nel centro Italia e questo  in effetti è il nome botanico con cui si individua la pianta del “Cucumis citrullus” .
In Italia sono più di 18.000 gli ettari impiegati per la coltivazione di angurie, concentrati in gran parte nelle zone di Emilia Romagna, Toscana, Lazio e nel meridione e ogni pianta in media produce 6/8 angurie. In Europa siamo invece al quinto posto per produzione, ma chi l’avrebbe mai detto che questo frutto estivo nasconde anche molte pericolose insidie?

L’anguria: da cibo per i morti a motivo di precoce dipartita

Nell’Antico Egitto l’anguria doveva piacere proprio tanto, per lo meno agli Ebri nel deserto del Sinai, che come racconta la Bibbia, rimpiangevano i cocomeri mangiati all’ombra delle Piramidi. Geroglifici risalenti a 5000mila anni fa testimoniano infatti che questo frutto era già coltivato nel delta del Nilo ed aveva un forte simbolismo spirituale tanto da essere legato al dio  Seth ed essere deposto nelle tombe dei faraoni come sostentamento nell’aldilà.
E non finisce qui. Non tutti sanno che l’anguria, anzi i semi di anguria, possono portarci  innavertitamente a una precoce dipartita.
Questi fastidiosi bottoncini neri, infatti, possono provocare un blocco intestinale con conseguenze irreparabili, motivo per il quale andrebbero sempre eliminati.
E sarà forse per questo, che da qualche tempo si trovano in commercio utilissime pinze e rastellini per tagliare questo delizioso frutto e rimuovere i semi senza fatica. Non solo. L’anguria gelata, quella da addentare con bramosia nelle calde giornate estive per poi farsi un bagno al mare, è tra i prime cause di malore da congestione. Come se non bastasse durante l’estate si registra un aumento delle ferite da taglio, adducibili all’uso di coltelli non adatti al taglio dell’anguria.

L’anguria: dalla dieta miracolosa al batticuore

Tempo d’estate, tempo d’anguria. Frutto fresco, dolce e dissetante e con la capacità di saziare, dando anche qualche fastidioso gonfiore, ogni anno puntualmente si moltiplicano – con qualche variante rispetto al precedente anno- le diete miracolose a base di cocomero. La dieta dell’anguria promette infatti di perdere fino a 5 kg in una settimana, senza tener presente lo stato di salute del paziente e per questo andrebbe sempre consulato il medico prima di iniziarla.
L’anguria, infatti, ricchissima di acqua, è un potente diuretico che può portare ad un drastico abbassamento della pressione sanguigna e creare problemi anche più gravi.
Questo frutto è infatti ricco di potassio – che in eccesso come in difetto – può generare serie aritmie cardiache. Nelle persone anziane inoltre, il consumo eccessivo di anguria può generare nausea, vomito e diarrea.

L’anguria: salviamo il salvabile

Nel mare magnum delle proprietà dell’anguria, di quanto scritto fin’ora potreste troverete non solo qualcosa in più, ma anche l’esatto contrario.
Vale quindi la pena di applicare il buon senso. Tutti i cibi se consumati con moderazione sono alleati della nostra salute. La polpa dell’anguria contiene, infatti, vitamine A e C, potassio, fosforo e magnesio, combatte la stanchezza, rinforza il sistema immunitario ed ha proprietà antinfiammatorie e quindi perché rinunciarvi?
Mangiatela, senza eccedere. Italiana soprattutto, altrimenti che estate sarebbe?

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