Avete mai visto un’ape nera sicula? No? Allora dovete proprio fare un giro in Sicilia, in particolare a Trapani, dove oltre alle bellezze della città, del mare siciliano e delle vicine Alcamo e Palermo, troverete quest’ape insolita, l’Apis mellifera sicula, per gli amici semplicemente ape nera sicula.
Di chiara origine africana, l’ape nera sicula si differenzia dalla classica ape italiana, la ligustica, per suo colore scuro, dovuto ai pigmenti completamente bruni dei primi segmenti addominali, e per la dimensione delle ali, più piccole nella sicula.

L’Ape nera sicula: un presidio Slow Food

Diffusa per millenni in Sicilia, l’ape nera sicula è stata abbandonata negli anni Settanta dagli apicoltori che hanno incominciato a importare api ligustiche dal Nord Italia a seguito dei massicci finanziamenti alle cooperative apistiche.
Si sono così create le condizioni per una ibridazione massiccia con le specie locali, che hanno favorito la diffusionealcune malattie che fino ad allora sconosciute econtaminatoil patrimonio di ape nera sicula, che risiedeva da tempi immemori in Sicilia.
Il salvataggio dell’ape nera sicula, avvenne per opera di Carlo Amodeo, allora studente di agraria e oggi allevatore, che nel 1987 nei pressi di Carini trovò, in un apiario abbandonato da anni, tre famiglie di api totalmente nere e docili, sopravvissute al totale abbandono e alla infestazione da Varroadestructor, un acaro parassita che in quegli anni stava distruggendo migliaia di alveari. Amodeo portò le api al suo maestro di apicoltura, il professor Pietro Genduso, che grazie ai test genetici, confermò la purezza degli alveari e li isolò sull’isola di Ustica, dove le api si moltiplicarono conservando la purezza della specie.

L’ape nera sicula: un miele straordinario

Amodeo è diventato il principale allevatore di ape nera sicula, che dal 2008 è presidio Slow Food, da cui ricava un miele italiano di grande pregio, come certificato da laboratori universitari i quali hanno trovato nel miele di ape nera sicula, una quantità di antiossidanti dal 300 al 1000 % in più rispetto agli altri mieli.
L’ape nera sicula è attiva anche in presenza di fioriture invernali e risulta quindi ottima per la produzione di mieli invernali: Carrubo (novembre), Nespolo (novembre e dicembre) e Mandorlo (febbraio-marzo). La grande biodiversità della flora siciliana consente poi di produrre di più di venti tipi di miele monoflora, ognuno dotato di proprie peculiarità organolettiche. Il miele raccolto manualmente viene portato in magazzino, dove, dopo due giorni di deumidificazione a 33°, è centrifugato a freddo per estrarlo dai melari. Dopo altri quindici giorni di decantazione, il miele viene confezionato nei vasetti e deposto in cella frigo alla temperatura di 4 – 6 gradi, che ferma ne ferma l’invecchiamento, e lì rimane fino alla fase di etichettatura e di vendita. In questo modo il consumatore troverà sullo scaffale, un miele che è piena espressione della fioritura e del territorio che lo ha generato.

Apicoltura che passione

Diventare apicoltori non è difficile e nemmeno costoso. La passione è il primo ingrediente, poi un terreno mantenuto pulito, su cui porre le arnie, ossia le cassette apposite delle api, che devono avere colori diversi, e che vanno disposte evitando luoghi ventosi e umidi. Occorre poi acquistare due o tre famiglie di api con relative regine, ed alcuni strumenti come tuta, maschera e guanti specifici. L’investimento iniziale, comunque modesto, viene recuperato in fretta con la produzione di miele, propoli, cera, pappa reale, tutti di grande qualità, che possono essere venduti o consumati in proprio e regalati agli amici.

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