L’Aquila dorme. È dal 6 aprile del 2009 che lo fa. Caduta in un sonno profondo dalla notte di quel terremoto che rubò la vita di tante persone. Malgrado i proclami, le proposte di intenti, i pellegrinaggi dei potenti della terra sui luoghi del disastro e gli appalti assegnati e poi revocati in odor di malaffare, per la bella città abruzzese non è stato fatto poi molto. Un centro storico chiuso, puntellato, dal quale ogni tanto al posto dei campanili spuntano delle gru, aspetta ancora di poter prendere forza, vitalità e vigore dopo un silenzio che dura da anni.

Perché L’Aquila deve essere ricostruita

Per chi non avesse avuto modo di visitarla prima del 2009, l’Aquila era veramente una bella città. Non merita di essere abbandonata. È un piccolo gioiello artistico. Adagiata nella sua bella conca e incoronata dal Massiccio del Gran Sasso, la storia dell’Aquila, ricca di leggende, inizia nel periodo medievale. Una di queste narra che furono gli abitanti dei 99 castelli confederati della zona, per volere di Federico II, che edificarono la città nel 1229, motivo per il quale il numero 99 nell’architettura del capoluogo abruzzese torna sempre. 99 sono le cannelle della Fontana Rivera, 99 le fontane, 99 le piazze e 99 i rintocchi della Torre Civica.
Un capolavoro di architettura medievale, rinascimentale e barocca intatto fino al 2009. Come la Basilica di Santa Maria di Collemaggio, simbolo della città, costruita nel 1287 per volere di Pietro da Morrone, divenuto poi Papa Celestino V. Questo gioiello architettonico, dalla maestosa facciata e un meraviglioso rosone, e’ la sintesi dello stile romanico, gotico e barocco, quest’ultimo dovuto al restauro dopo il terribile terremoto del 1703.
Qui per volere di Celestino V, che emise la famosa “Bolla del Perdono” , si elargiva l’indulgenza plenaria a tutti coloro che si recavano nella Basilica di Collemaggio, tra il 28 ed il 29 agosto. Nacque cosi “La Perdonanza”, la più importante festa religiosa dell’Aquila che tutt’ora si celebra, in anticipo di sei anni dal primo Giubileo del 1300, di Papa Bonifacio VIII. Oggi la Basilica è ancora chiusa e forse riaprirà nel 2017.
La “Fontana delle 99 cannelle” detiene con Collemaggio il titolo di monumento-simbolo della città. Primo capolavoro artistico ad essere restaurato dopo il terremoto dell’Aquila del 2009, grazie all’ intervento del FAI, che l’ha riportata al suo antico splendore. Questo grande esempio di architettura civica venne realizzato nel 1272 su pianta trapezoidale e i mascheroni, da cui fuoriesce l’acqua, sono ognuno diverso dall’altro.
Del patrimonio artistico dell’Aquila e’ tornata a far parte anche la Basilica di San Bernardino, il cui campanile ed abside erano andati persi con il terremoto del 2009. La bellissima e monumentale facciata rinascimentale custodisce all’ interno veri capolavori, come il Mausoleo di San Bernardino e una serie di cappelle affrescate dai più
grandi artisti abruzzesi dell’epoca. In una di queste si può ammirare la “Resurrezione”, una grande terracotta del Cinquecento opera del famoso Andrea della Robbia.
Purtroppo molti tra i monumenti dell’Aquila, restano inagibili, fermi al 2009. Il Forte Spagnolo, con il suo interessantissimo Museo Nazionale d’Abruzzo, la Chiesa di Santa Maria del Suffragio, l’ antica cinta muraria, la Chiesa di Santa Maria del Soccorso sono solo alcuni dei preziosi capolavori artistici dell’Aquila, che aspettano di tornare in vita. Il programma di interventi (2013-2021) per il consolidamento e restauro interessa, infatti, ben 485 beni monumentali.

Aquila: una storia fatta di distruzione e rinascita

Appena avvenuti i tristi fatti di quella notte di primavera del 2009, la ricostruzione dell’Aquila divenne una priorità nazionale. Ma allora come è potuto accadere che il capoluogo abruzzese sia divenuto una città fantasma?
I danni per oltre 10 miliardi hanno sicuramente influenzato, poi le infiltrazioni malavitose negli appalti, una cattiva gestione delle donazioni ottenute, corruzione e malaffare. Ma il problema dell’Aquila oggi e’ anche un altro. Attualmente non esiste un reale progetto riguardo a cosa la città diventerà in futuro. I parametri adottati nel post terremoto del 2009, sono orientati per una ricostruzione della città basati su come questa era prima del sisma e senza risolutivi e migliorativi interventi urbanistici. Ma l’Aquila e’ stata distrutta e ricostruita già tante volte, due terremoti nel 1461 e 1703 furono catastrofici. Ci vorrà tempo, ma tornerà a vivere anche stavolta.

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