Agli inizi del ‘900 la scrittrice Amelie Posse scriveva in merito all’artigianato sardo:
“Forse nessuna regione italiana può vantare un artigianato popolare cosi vasto, originale multiforme come la Sardegna. Questo popolo […] ha saputo fare dei molteplici oggetti dell’uso quotidiano […] autentiche espressioni artistiche, testimonianza di una civiltà che affonda le sue radici nei tempi più remoti”.
Questo breve passaggio, scritto da chi la Sardegna l’ha amata, vissuta, e studiata, provenendo da un mondo profondamente diverso come l’Europa del Nord, pone l’accento sulle caratteristiche essenziali dell’artigianato sardo: la varietà, la vocazione artistica, le origini quotidiane.
Vi è poi un richiamo alle radici di questo”saper fare” le cui tracce sono tutt’ora visibili, grazie ad una coerenza di temi e decori che ritroviamo nelle sue varie e tipiche forme (ad esempio, la “rosetta fenicia” nel linguaggio comune divenuta “fiore”, l’originario pavone “gallina” o “galletto”), quasi a sottolineare gli ideogrammi di partenza, una alfabeto comune che sembra alludere a un patrimonio autoctono, che nell’artigianato sardo mostra una sua peculiare persistenza.
A questo punto sembra doveroso scoprire qualcosa di più su questa tradizionale attività,  dal fascino così antico e suggestivo, che siamo certi sarà uno stimolo in più per visitare gli splendidi luoghi della Sardegna.

Artigianato sardo: tutto il bello della varietà

La ceramica sarda, e l’artigianato in generale, si affermano a livello nazionale in seguito alla fine della Grande Guerra. Proprio la ceramica è il simbolo di quella tendenza tipica che nel corso degli anni ha trasformato oggetti di uso comune, come le stoviglie , in manufatti di grande valore artistico. Oggi le tecniche di lavorazione riprendono i modelli e le forme ereditate dalla dominazione spagnola, come i piatti finemente decorati con motivi animali, come la Pavoncella, vero simbolo della manualità isolana.
Anche le lavorazioni del legno e del sughero ricoprono da sempre una notevole importanza. Le pregiate produzioni tradizionali, destinate, principalmente, all’arredo di interni e rustici, affondano le loro radici nella natura rurale e domestica del popolo sardo. La lavorazione del legno è particolarmente diffusa nelle zone montane come quelle della Barbagia. Tra i centri di maggior produzione figurano Desulo, Isili e Santu Lussurgiu. Il sughero ha innumerevoli applicazioni e tantissime possibilità di lavorazione, tanto da essere trasformato in vassoi, stoviglie, rivestimenti decorativi, suppellettili e, addirittura, abiti. Altro che tappi di bottiglia!
Da sempre i gioielli rappresentano un ornamento importante per gli abiti tradizionali delle donne sarde: : orecchini, collane, bracciali, spille, anelli e monili di diversa grandezza ispirati ai motivi tradizionali dell’artigianato sardo. Questo ha dato vita ad un florido comparto produttivo, gli artigiani sardi infatti sono maestri nell’arte del gioiello, nella lavorazione dell’oro, argento e del corallo.
Tra i gioielli tipici ricordiamo l’anello di fidanzamento realizzato in filigrana, in cui piccole perline d’oro vengono disposte a grappolo in un sincero augurio di fertilità e amore, o ancora il Cocco è un piccolo amuleto in onice incastonato tra due raffinate chiusure in argento.
Infine non possiamo non ricordare gli splendidi tessuti. Il ricamo è da sempre considerato una delle forme artistiche più importanti dell’artigianato sardo. Celebre è la raffinatissima tradizione nella lavorazione del lino a Buraschi, come i famosi filet realizzati su grandi telai mobili a Bosa, o ancora gli splendidi scialli di Oliena.
Un discorso a parte merita la tradizione gastronomica sarda: mai provato il tonno di Carloforte?

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